Khan Yunis, l'inferno nel sud di Gaza: perché la città è strategica per Israele e cosa sta succedendo

La seconda fase della guerra: l'esercito israeliano saldamente arroccato con tank e truppe nella città chiave di Hamas, nel sud della Striscia

Mercoledì 6 Dicembre 2023 di Silvia Sfregola
Khan Yunis, l'inferno nel sud di Gaza: perché la città è strategica e cosa sta succedendo

È a soli 4 chilometri a est del Mar Mediterraneo e rappresenta la seconda più grande area urbana nella Striscia, dopo la città di Gaza. A Khan Yunis l'esercito israeliano si è saldamente arroccato con tank e truppe: qui nella città chiave di Hamas, il principale centro commerciale nel sud del lembo di terra causa di sanguinosi conflitti, lo Stato ebraico ha allargato l'offensiva mentre ha preso il controllo di altre due roccaforti della fazione islamica a Jabalya, nel nord, e a Shuyaia, ad est di Gaza City, nel centro dell'enclave palestinese.

I combattimenti: la Striscia ripiomba nell'inferno

Dalla fine delle pause della scorsa settimana i combattimenti si sono intensificati a sud, mentre il segretario generale dell'Onu per gli Affari umanitari Martin Griffiths ha lanciato l'allarme su una situazione diventata ormai «apocalittica». «I civili - ha denunciato - sono costretti a fare una scelta impossibile dopo l'altra in un territorio dove nessun luogo è sicuro e nessuno è al sicuro».

Un inferno che non risparmia nemmeno gli ostaggi israeliani, che secondo il premier Benjamin Netanyahu «sarà difficile riportare a casa». I primi carri armati israeliani sono stati visti ieri nel centro di Khan Yunis, dove tra l'altro si ritiene sia nascosto il capo di Hamas nella Striscia, Yahya Sinwar. Poi hanno bloccato la strada che unisce la città a Rafah, a ridosso del confine con l'Egitto. «Si è nel mezzo dei giorni più intensi dall'inizio dell'operazione di terra in termini di terroristi uccisi, di scontri a fuoco e di uso della potenza di fuoco terrestre e aerea - ha spiegato il comandante del Fronte sud di Israele, il generale Yaron Finkelman - Intendiamo continuare a colpire e raggiungere i nostri risultati».

La seconda fase della guerra e la nuova operazione

La strategia è quella di frammentare sempre di più la continuità territoriale di Hamas nella Striscia, isolando i miliziani. Ma a farne le spese sono ancora una volta soprattutto i civili. L'Unrwa - l'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi che ha denunciato la morte dall'inizio del conflitto di 130 suoi dipendenti nella Striscia - ha affermato che si prevede che più di un milione di sfollati palestinesi arriveranno al valico di Rafah. «Le condizioni necessarie per portare aiuti alla popolazione di Gaza non esistono. Se possibile - ha incalzato la coordinatrice umanitaria dell'Onu, Lynn Hastings - sta per aprirsi uno scenario ancora più infernale, in cui le operazioni umanitarie potrebbero non essere in grado di rispondere». Il bilancio dei morti a Gaza, secondo il ministero della Sanità retto da Hamas, hanno ormai superato le 16mila unità.

Khan Yunis, città chiave di Hamas

La guerra contro i terroristi a Gaza è ripresa venerdì scorso, dopo la rottura della tregua da parte di Hamas, avvenuta nella notte precedente. Dopo giorni di intensi bombardamenti, martedì sera l’esercito israeliano è entrato a Khan Yunis con l'obiettivo dichiarato di colpire i leader e i militanti di Hamas. L’invasione della città era considerata imminente da quando lunedì i primi veicoli militari israeliani erano stati visti addentrarsi nella parte meridionale della Striscia, che finora non era stata occupata militarmente. Quello che si teme adesso è che a Khan Yunis possa ripetersi quanto già accaduto nelle scorse settimane a Gaza, primo e principale obiettivo militare di Israele nel nord. L'invasione era iniziata il 27 ottobre e si era concentrata soprattutto intorno agli ospedali più grandi della città, dove Israele sosteneva si nascondessero i centri operativi dei miliziani. Adesso, dopo la fuga di massa, si suppone che i capi di Hamas si siano nascosti proprio a Khan Yunis, in particolare nel quartiere di Madinat Hamad. 

Il nodo degli ostaggi nelle mani di Hamas

Resta il nodo dei circa 138 ostaggi israeliani il cui destino, ogni giorno che passa, si complica sempre di più. In un clima molto teso si è tenuto il gabinetto di guerra, presieduto da Benyamin Netanyahu che ha incontrato le famiglie dei rapiti. «Allo stato attuale - ha ammesso il premier - non è possibile riportarli tutti indietro. Qualcuno può davvero pensare - ha aggiunto - che se questa fosse un'opzione, qualcuno la rifiuterebbe?». La posizione non è piaciuta alle famiglie che chiedono la ripresa immediata dei negoziati con Hamas a «qualsiasi costo». Che per la fazione palestinese, come ha chiarito un suo esponente alla Reuters, significa «la fine dell'aggressione contro Gaza». Ufficiali della sicurezza israeliana ritengono che potrebbe volerci fino a un mese prima che venga esercitata una pressione militare sufficiente su Hamas affinché si apra una nuova finestra per una tregua e il rilascio di altri ostaggi prigionieri a Gaza.

Ultimo aggiornamento: 16:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA