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Isis, la nuova strategia del Califfato dopo l'uccisione di al-Qurashi. Così il blitz "collaudato" degli Usa

Venerdì 4 Febbraio 2022 di Cristiana Mangani
Isis, la nuova strategia del Califfato dopo l'uccisione di al-Qurashi. Così il blitz "collaudato" degli Usa

L’uccisione di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi non segna la fine del terrore nero. Quasi tre anni dopo che l’Isis ha perso la sua ultima enclave, i combattenti dello Stato Islamico stanno ritornando come una minaccia mortale, aiutati dalla mancanza di controllo centrale in molte aree. Lo Stato Islamico, lontano dalla formidabile forza di una volta, è riuscito comunque a sopravvivere in un'area dell'Iraq settentrionale e della Siria nord-orientale e negli scorsi mesi si è fatto sentire assestando attacchi sempre più pericolosi.

 

Il blitz delle forze speciali

Il blitz delle forze speciali statunitensi ha colpito su precise indicazioni. Sulla testa di al-Qurashi pendeva una taglia di 10 milioni di dollari, ed è facile immagine che, in un territorio come quello dove aveva trovato rifugio, nella località siriana di Atimah - terreno un tempo controllato da appartenenti ad Al Nusra, costola di al Qaeda in Siria, nemica assoluta dll’Isis - qualcuno possa averlo venduto. Si spacciava per uno sfollato di Aleppo, e aveva scelto di nascondersi in quella zona, anche perché non è molto distante da Barisha, il villaggio in cui ha trovato la morte il suo predecessore Al Baghdadi, con un assalto uguale per dinamiche e tempi.

Gli scenari

Cosa succederà ora, secondo gli analisti, è difficile dirlo. Così come ipotizzare chi prenderà il suo posto. Di vero c'è che la rinascita dell’Isis è legata soprattutto a una grossa quantità di denaro e di finanziamenti ricevuti, e non come risultato per le capacità di leadership. Si stima che le cellule dell'isis guadagnino milioni di dollari al mese imponendo "commissioni" agli investitori nei giacimenti petroliferi nel nord-est della Siria e agli impianti e ai proprietari di imprese in Iraq. Secondo fonti della zona, non c'è quasi nessuna autocisterna che transiti attraverso le zone ricche di petrolio senza pagare una commissione ai terroristi dell'organizzazione. Questo modello di azione è implementato anche dai membri dell'organizzazione nella maggior parte delle aree sunnite dell'Iraq in relazione a molte aziende, fabbriche e persino proprietari di automobili che cercano di spostarsi da un'area all'altra del paese.

Le cellule

La riattivazione delle cellule dello Stato Islamico sul fronte iracheno rischia di rivelarsi particolarmente preoccupante per il nostro paese. In seguito al ritiro americano il contingente italiano presente in Iraq è infatti chiamato ad assumere, già dalla prossima primavera, il comando delle forze Nato. Una posizione che ci metterà inevitabilmente nel mirino del terrore jihadista. E a raddoppiare i rischi per l'Italia contribuisce la partecipazione delle nostre forze speciali alla task force Takuba, la missione militare europea chiamata a contenere un terrore jihadista che, complici i fallimenti francesi, continua ad avanzare sia nel Mali sia nel resto del Sahel. Minacciando di raggiungere, ben presto, le coste del Mediterraneo.

Gli analisti

«L'uccisione di al-Qurashi è stato un colpo importante - spega Lorenzo Vidino, direttore del Program on Extremism della George Washington University  - ma non porterà alla fine del gruppo». Perché come dimostra la sua storia, lo Stato Islamico è sopravvissuto alla morte di ''leader carismatici'' come potevano essere Abu Musab al-Zarqawi prima e Abu Bakr al-Baghdadi poi. E resisterà quindi anche all'uccisione dell'ultimo suo leader, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi, che «non era certo un personaggio fondamentale» - sottolinea l'esperto all'AdnKronos - ed «era criticato da molti negli ambienti jihadisti per mancanza di carisma e legittimità».

Vidino cita una «una serie operazioni sul territorio siriano iracheno», con «imboscate e attacchi all'esercito» di Baghdad, ma su tutti spicca «l'assalto alla prigione di Hasakah» nel nord est della Siria, costato centinaia di vittime. L'Isis, dunque, resiste. «Si tratterà solo di trovare qualcuno per sostituirlo - aggiunge Vidino. Difficile, se non impossibile fare un nome, dipenderà dalle dinamiche interne, anche se 'non sarà facile trovare leader come al-Baghdadi o Zarqawi». In ogni caso «sarà necessario che appartenga alla cerchia interna della leadership, che faccia parte del core del gruppo», ma servirebbe anche un leader che «sappia attrarre maggiori consensi dall'esterno come faceva al-Baghdadi. E come invece non ha fatto al-Qurashi che non ha mai fatto un video, non si è mai fatto vedere in questi anni».

Dato che «rimane un gruppo a trazione siriano-irachena - conclude l'analista - risulta difficile che sia un soggetto esterno. Perché anche se il gruppo è sempre più internazionalizzato, a livello di leader sono arabi, e per lo più siriani e iracheni. Che dopo il raid americano dovranno guardarsi sempre alle spalle».

L'obiettivo dell'Isis

Obiettivo dell'Isis, oltre a mantenere salda la sua posizione in alcuni territori, è imporsi su al Qaeda, molto meno moderna e informatizzata. Ed è per questo che i terroristi stanno guardando ai ragazzini, alle nuovissime generazioni, dove sperano di fare proselitismo. «La vera minaccia  per l'Europa potrebbe arrivare proprio da lì - considera Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I. - ed è alla costruzione di una rete di consensi tra ragazzini di 10 anni, 9 anni, e persino 7, che sta puntando l'Isis. Per essere chiari - aggiunge Margelletti - l'Isis non fa una partita il cui interesse è ottenere qualcosa nei prossimi 6 mesi, quello che vogliono è costruire un fronte radicale trasversale. Vogliono raggiungere il potere attraverso una base di consenso strutturata». E comunque - conclude - il terrorismo del Califfo nero «non è come quello interno che abbiamo avuto in Italia e in Europa, che abbiamo combattuto e vinto. Quello lo avevamo studiato e capito, con Isis è impossibile. Da loro non arriverà alcuna ritirata strategica».

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