Haftar alza il prezzo della tregua, caos Libia: il generale continua ad avanzare

Venerdì 10 Gennaio 2020 di Cristiana Mangani
Haftar alza il prezzo della tregua, caos Libia: il generale continua ad avanzare

«La tregua? Solo se spariranno le milizie da Tripoli». Khalifa Haftar gela tutti. Dopo il sì del governo di Fayez al Serraj alla proposta di un cessate il fuoco avanzata da Turchia e Russia, il generale respinge la richiesta di uno dei suoi maggiori sostenitori, Vladimir Putin, che con Recep Tayyip Erdogan - sponsor di Serraj - aveva sorpassato tutti in corsa, Ue compresa, lanciando l’appello a far tacere le armi a partire dalla mezzanotte di domenica 12 gennaio. «Ringraziamo la Russia per il suo sostegno ma non possiamo smettere di combattere il terrorismo», ha annunciato il portavoce dell’Esercito nazionale libico guidato da Haftar, Ahmed al Mismari, giustificando così l’offensiva contro le milizie che difendono il fragile governo di Tripoli, l’unico riconosciuto dall’Onu.

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Un’offensiva che, stando a informazioni frammentarie e difficili da verificare sul terreno, si concentra al momento attorno a Sirte e sulla stessa capitale libica. Nella notte l’aeroporto di Mitiga sarebbe stato preso di mira da nuovi raid, secondo il Libya Observer, che punta il dito contro l’aviazione degli Emirati arabi, altro attore nella guerra per procura libica schierato al fianco di Haftar.
Ma accanto alle armi, nel paese nordafricano si gioca anche una guerra di propaganda: come l’annuncio, seguito da smentita, di un attacco all’accademia militare di Misurata, o il presunto sequestro del premier Serraj al rientro ieri da Bruxelles. 

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NESSUNA DATA
La mossa di Ankara e Mosca ha comunque spiazzato l’Unione europea che sullo scacchiere libico fatica a ritrovare il bandolo della matassa. L’Europa da mesi non riesce a fissare una data per la sua conferenza di Berlino (Di Maio l’ha invocata «quanto prima» in una telefonata con l’omologo tedesco Maas), che nei desiderata dovrebbe servire a mettere tutti intorno a un tavolo e risolvere le contese. A Erdogan e Putin sembrava invece bastare un incontro per sancire una possibile pax libica che, dopo la spartizione di fatto della Siria tra le due potenze, doveva preludere a un loro accresciuto potere anche nel Mediterraneo centrale. Una proiezione verso Ovest molto utile alla Russia per accrescere il suo peso nelle relazioni con l’Unione europea, per la quale la Libia rappresenta un’importante fonte di approvvigionamento di petrolio, oltre che la porta di accesso per i migranti.

 

 

Haftar, però, non accetta la tregua e alza il tiro: vendere il petrolio autonomamente, portando così denaro alle casse di Tobruk. Una cosa che il generale ha provato più volte a fare in passato, ma che ha sempre trovato il duro stop della Noc, l’ente di Stato per il petrolio libico, ma soprattutto dell’America, indifferente alla guerra libica, presente ed energica quando si tratta di greggio. In più occasioni è stato ribadito che «è considerato illegale acquistare greggio da Bengasi perché rappresenta una violazione delle decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu oltre che della legge libica», ma il leader della Cirenaica ci riprova ogni volta, fino a segnale forte e contrario. Spera forse di poter usare il petrolio come arma di mediazione. Dopo la conquista dei terminal petroliferi di As Sider e di Ras Lanuf starebbe provando nuovamente a passare i proventi alla compagnia petrolifera parallela creata a Bengasi, invece di restituire il denaro alla Banca centrale libica.

 

L’ACCELERAZIONE
Nel frattempo, in Europa si continua a lavorare in cerca di un risultato concreto. La Ue si rende conto della necessità di accelerare in fretta il ritmo dell’azione per non farsi estromettere e per non vedere ulteriormente affievolire il ruolo. «È importante essere parte della discussione, dobbiamo essere più attivi sullo scenario internazionale», ha ammesso il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Oggi sarà in Turchia ed Egitto per discutere del dossier. Mentre i ministri degli Esteri dell’Ue si incontreranno a Bruxelles per una riunione del Consiglio. In vista dell’appuntamento e reduce da un tour diplomatico in Nord Africa, il titolare della Farnesina Luigi Di Maio è tornato a denunciare le «interferenze da parte di Stati esterni» e ha invitato l’Ue ad adottare un embargo sulle armi dirette verso la Libia. Mentre ieri, dopo la gaffe di Palazzo Chigi con Serraj, è arrivato in Italia il ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale, Fathi Bashagha. Tre ore di visita dedicate a incontrare l’ambasciatore degli Stati Uniti a Tunisi, Donald Blome. Nessun contatto con il governo italiano, sebbene sembrerebbe che Bashagha debba tornare presto a Roma per un incontro bilaterale.

Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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