Generali russi uccisi e defezioni, la missione dei mercenari di Putin: dare la caccia ai disertori

Esercito di Putin in stallo: truppe demotivate e senza ricambi. Kiev offre soldi ai piloti che si arrendono e consegnano l’aereo

Domenica 13 Marzo 2022 di Marco Ventura
Generali uccisi e defezioni, la missione dei mercenari di Putin: dare la caccia ai disertori

Ingaggio di mercenari russi e ceceni, detenuti mandati a combattere dalla Russia in Ucraina in cambio dell’amnistia, unità speciali che hanno l’ordine di sparare ai disertori russi sulla linea del fuoco, purghe e arresti di generali inadeguati a Mosca. Tutte notizie di fonte occidentale o ucraina, che pur non avendo conferme indipendenti rafforzano lo scenario che il Segretario alla Difesa britannico, Ben Wallace, ha definito in questi giorni di crescente «disperazione» a Mosca. 

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LE VITTIME RUSSE

Sarebbero migliaia i soldati russi uccisi e diversi i generali e colonnelli caduti per lo più sotto il fuoco degli sniper, i cecchini armati di fucili di precisione in uso nelle guerre mediorientali. Tra gli ultimi, il general maggiore Andrei Kolesnikov capo della 29a Armata del Distretto militare orientale, e il colonnello Andrei Zacharov comandante della 90a Divisione carri armati. Perdite che, per numero e rango, secondo l’Institute for the Study of War «indicano l’insufficiente catena di comando e controllo russa, tale da richiedere il dislocamento avanzato dei generali e il rischio di finire sotto il fuoco ucraino mentre sono al comando».
L’evidente stallo dell’avanzata russa verso le città ucraine a Nord e a Est, e il rallentamento sul fronte meridionale di Mar Nero e Mar d’Azov, secondo gli osservatori potrebbero essere manovre per riorganizzare la macchina bellica, rifornire le linee, far arrivare vettovaglie, carburante, munizioni, e soprattutto uomini e mezzi per far ripartire l’attacco, completare l’accerchiamento di Kiev e di altre città strategiche, cingerle d’assedio e conquistarle.

L’esigenza principe dei russi è quella di sostituire le truppe stanche e demotivate. Il ricambio di 180mila soldati del primo assalto ne vuole almeno il doppio come rimpiazzo e preparazione della terza “ondata”. Oltre mezzo milione in tutto. Per legge in Russia non possono essere mandati in prima linea i soldati di leva senza 4 mesi di addestramento. Eppure, è quanto avvenuto per ammissione stessa del Cremlino, e siccome Putin aveva dichiarato pubblicamente che mai un soldato di leva sarebbe stato inviato al fronte e lui stesso lo avrebbe scoperto solo leggendo i report militari, sono scattate inchieste e altre epurazioni per punire i “colpevoli”. 

MINSK TEMPOREGGIA

Il leader russo sta insistendo con l’omologo bielorusso Lukashenko perché entri in guerra, ma l’alleato cerca di evitare o ritardare il coinvolgimento di Minsk, per non avere vittime e non esporsi alle sanzioni economiche. Avrebbe pure difficoltà a convincere i generali. Alcuni report riferiscono di movimenti verso l’Ucraina delle forze russe di mantenimento della pace in Nagorno-Karabakh. Le autorità di Kiev, intanto, hanno deciso di esporre pubblicamente i prigionieri russi in conferenza stampa per fargli «chiedere scusa» e dare notizie (quasi sempre non verificabili). «Volevamo tornare indietro – dice in un video un soldato 22enne dell’unità 51532 del Genio – ma gli ufficiali ci hanno avvertito che alle nostre spalle c’erano plotoni di nostre forze speciali pronte a sparare sui disertori che fuggivano».

PRONTI I RISERVISTI

Su Telegram lo Sbu (servizi segreti ucraini) comunica che «vicino Odessa circa 600 marinai si sono ribellati e si rifiutano di sbarcare, perché hanno capito cosa sta succedendo». Mosca starebbe attingendo anche ai riservisti, ma quelli realmente in grado di combattere secondo gli standard occidentali sarebbero poche migliaia. Di conseguenza, ecco il piano di reclutamento dei volontari (leggi mercenari) giustificato dai russi come bilanciamento delle brigate occidentali pro-Kiev. In particolare, 16mila mediorientali, «truppe che hanno combattuto contro l’Isis». Il portavoce di Putin, Peskov, spiega che si tratta di siriani, e che al momento non sono previsti volontari russi. Probabile pure il dispiegamento di unità dell’esercito siriano (SAA) come in Libia. Da qui, ma ancora di più dal Mali e dalla Repubblica centrafricana, sarebbero in arrivo i paramilitari dell’organizzazione russa Wagner Group, che avrebbe cambiato nome in Liga ma sarebbe sempre guidata da Yevgeny Prigozhin, amico di Putin. 

Infine, le migliaia di ceceni di Kadyrov. Uno dei loro signori della guerra, Magomed Tushayev, sarebbe stato ucciso nei primi giorni dell’invasione a Hostomel. L’ultimo espediente, quello di inviare al fronte detenuti delle prigioni del Rostov Oblast, la regione russa che confina col Donbass, in cambio dell’amnistia. Da parte ucraina, la fabbrica di armamenti Ukroboronprom promette un milione di dollari ai piloti di caccia russi (e mezzo milione agli elicotteristi) che «si arrendono e consegnano i loro equipaggiamenti».



 

Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 01:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA