Daniele Nardi, Messner: «Poche speranze, andare lì è un vero suicidio»

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Messner: «Poche speranze per Nardi, andare lì è un suicidio»

di Stefano Ardito

L'alpinista più famoso del mondo conosce la parete Diamir del Nanga Parbat, dove da domenica sono scomparsi Daniele Nardi di Sezze e il collega inglese Tom Ballard. Proprio lì nel 1970, dopo la prima salita della gigantesca parete Rupal, ha perso il fratello Günther, fortissimo alpinista anche lui, che è stato travolto e ucciso da una valanga.

Messner, quanto dista lo Sperone Mummery, dove sono dispersi da domenica Nardi e Ballard, dal tracciato della vostra discesa e dal luogo della morte di suo fratello?
«Non c'è nessuna distanza! Con Günther siamo scesi proprio lungo lo Sperone, che nella parte alta non è esposto alle valanghe. In basso però, dove la roccia diventa verticale, bisogna scendere verso destra fino a un canalone. Lì il pericolo diventa estremo».

Secondo lei cosa è successo a Nardi e Ballard?
«Purtroppo non c'è grande speranza di ritrovarli vivi. Sono quasi certo che siano morti travolti da una valanga di blocchi di ghiaccio che sono in cima allo sperone».

Ma se fossero ancora vivi quanti giorni potrebbero vivere?
«Se fossero in una tenda, o magari in un crepaccio, con un buon sacco a pelo, potrebbero resistere 10 giorni, forse due settimane. Il vero killer in queste situazioni è la disidratazione causata dall'alta quota. Si deve bere, e per bere si deve fondere la neve. Bisogna avere una buona scorta di bombolette di gas per il fornello».

Simone Moro, grande alpinista himalayano, ha detto che forse Ballard e Nardi sono riusciti a proseguire verso l'alto.
«A una quota più alta, con meno ossigeno e con un freddo più intenso, i giorni di sopravvivenza diminuirebbero. Se i due fossero vivi e bloccati sarebbe ancora più difficile aiutarli».

Cosa pensa dello Sperone Mummery? Anche lei è passato per quelle rocce battute da colossali valanghe.
«Io e Günther siamo arrivati sullo Sperone dall'alto, senza conoscere la parete, cercando disperatamente una via per sopravvivere. Io ho avuto fortuna, mio fratello no».

Come si spiega che Daniele Nardi e Tom Ballard abbiano scelto proprio quella via?
«Tom Ballard è uno dei migliori alpinisti , ma prima del Nanga Parbat non aveva mai scalato in Himalaya. Daniele Nardi invece ha una grande esperienza ad alta quota».

E allora? Cosa pensa davvero?
«L'arte dell'alpinismo, da secoli, consiste nell'affrontare pareti difficili cercando di aggirare i luoghi dove il pericolo è più forte. A volte invece, per affermarsi, degli alpinisti vanno a cercare apposta itinerari pericolosi. Un alpinista esperto non lo dovrebbe fare. Andarsi a mettere sotto quei saracchi, quei blocchi ghiaccio, si rischia la vita, specie d'inverno è un suicidio».
 
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Sabato 2 Marzo 2019, 10:02






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