Coronavirus, i numeri del contagio: oltre 6mila casi in Cina, dieci in Europa. I morti sono 132

Mercoledì 29 Gennaio 2020
Coronavirus, i numeri del contagio: oltre 6MILA casi in Cina, 10 in Europa. E le vittime continuano ad aumentare

Il coronavirus continua ad allarmare utto il mondo. Il misterioso virus cinese - che sembra aver avuto origne nella città di Wuhan - ha già fatto ammalare oltre 6.150 persone, soprattutto in Cina, superando i numeri dell'epidemia di Sars del 2003. Anche le vittime continuano ad aumentare, sono almeno 132. L'infezione, seppur lentamente, avanza anche in Europa: i casi sono saliti a 10, il primo in Finlandia e il quinto in Francia. Gli altri paesi sono corsi ai ripari iniziando i rimpatri da Wuhan e sta per partire un aereo dall'Italia per i nostri connazionali. In questo scenario di crescente preoccupazione l'Oms ha convocato una nuova riunione d'emergenza per valutare l'allerta internazionale. Il picco dell'epidemia non è ancora arrivato, ma gli ultimi numeri sembrano suggerire quantomeno un rallentamento: i contagi giornalieri sono 600 in meno ed un centinaio di persone hanno superato l'infezione.

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Nulla comunque che giustifichi un allentamento dell'attenzione, anche perché il percorso del coronavirus continua a allargarsi ben oltre il focolaio di Wuhan, aggiungendo nuovi malati a Pechino e Shanghai. All'estero si registrano i primi casi in Medio Oriente, quattro persone di una famiglia cinese trovati positivi negli Emirati Arabi. In Europa il nuovo caso in Finlandia si aggiunge ai quattro in Germania ed i cinque in Francia. In Cina circa 60 milioni di persone sono di fatto in quarantena dopo l'isolamento totale dell'area di Hubei, dove tutto è cominciato, e le restrizioni parziali in diverse altre città. A Wuhan sono iniziati i lavori di un secondo ospedale d'emergenza. Le due nuove strutture apriranno il 3 e il 5 febbraio. Nel resto del Paese, dove le vacanze di Capodanno lunare sono state prolungate fino al 2 febbraio, la maggior parte dei residenti, spaventati, diserta centri commerciali, cinema e ristoranti.
 


E colossi stranieri del calibro di Ikea e Starbucks hanno deciso di chiudere la metà dei loro negozi in tutto il paese, mentre anche Toyota ha fermato la produzione. Ci sono riflessi anche nelle attività sportive. Pechino ha annullato le gare del mondiale di sci, mentre la nazionale di calcio è stata messa in quarantena in Australia e la squadra di Wuhan si è vista annullare una partita in Spagna. E si rinviano al 2021 anche i mondiali indoor di atletica, che erano in programma a marzo. Prosegue anche la ricerca di una cura, anche se non si sa ancora molto del virus. La malattia è diffusa quasi dappertutto in Cina, con casi sospetti anche in Tibet: questo suggerisce che il virus non si dilaga solo in aree urbane densamente popolate, ma anche in zone rurali e remote. Al vaccino si sono messi a lavorare anche esperti americani e russi, a cui i cinesi hanno fornito il genoma per effettuare test istantanei.

 
 

Il pericolo è che l'epidemia esploda con virulenza fuori dalla Cina, dove finora il numero dei contagi è relativamente contenuto, nell'ordine dell'1%. Il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, appena rientrato dalla Cina, ha lodato gli «sforzi straordinari» di Pechino per contenere il virus. Allo stesso tempo, tuttavia, ha convocato per domani una riunione d'emergenza dei suoi esperti, per valutare se ci siano gli estremi per dichiarare lo stato d'emergenza internazionale. Negli altri paesi si adottano le contromisure. Le compagnie di bandiera britannica e tedesca British e Lufthansa hanno sospeso in collegamenti con la Cina, gli Usa valutano di imporre il blocco temporaneo per tutti i voli americani.

E soprattutto, sono iniziati i rimpatri degli stranieri. I primi 200 sono sbarcati a Tokyo con un volo charter partito da Wuhan. Non hanno sintomi, ma resteranno a casa per 2 settimane. Anche 200 americani, incluso personale del consolato, sono arrivati in California e saranno tenuti in isolamento a tempo indeterminato. Australia, India, Corea del Sud e Regno Unito si preparano. Per quanto riguarda gli europei, l'Ue ha reso noto che ci sono circa 600 persone che vorrebbero lasciare la Cina. Parigi pensa a rimpatriare un primo gruppo di francesi venerdì.

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L'Italia, ha reso noto La Farnesina, sta lavorando per inviare un aereo domani a Wuhan. Un mezzo operato dal Comando Operativo di Vertice Interforze con personale medico specializzato a bordo. Circa sessanta connazionali vogliono partire, 3-4 pensano di restare in Cina. Al loro rientro, stimato in 48-72 ore, l'ipotesi più accreditata per motivi logistici è che trascorrano i 14 giorni di 'sorveglianzà sanitaria in una struttura militare. Sul fronte dei contagi, in Italia tutti i casi sospetti si sono rivelati negativi ai test e il ministro della Salute Roberto Speranza ha invitato a non «fare allarmismo», pur ammettendo che la situazione è «molto seria». Domani informerà il Senato sulla situazione.
 

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