Coree, è alta tensione: Kim fa esplodere la palazzina del dialogo (ma non vuole la guerra)

Martedì 16 Giugno 2020 di Michelangelo Cocco
Coree, è alta tensione: Kim fa esplodere la palazzina del dialogo (ma non vuole la guerra)

La distruzione da parte dell’esercito di Pyongyang della sede dell’Ufficio di collegamento tra le due Coree posto all’interno dei confini nordcoreani è un pericoloso gesto di ostilità, ma non un atto di guerra e – con ogni probabilità – non scatenerà un conflitto tra il Nord comunista e il Sud guidato dal presidente pacifista Moon Jae-in.

Corea, Kim Jong-Un fa esplodere l'ufficio di collegamento intercoreano a Kaesong

Questo pomeriggio (poche ore fa in Italia) i nordcoreani hanno fatto esplodere la sede diplomatica ma il loro atto si inquadra in una lunga serie di “provocazioni” che il regime di Kim Jong-un utilizza quando vuole comunicare (a suon di missili e bombe) con il mondo esterno. “Parlare a nuora perché suocera intenda”, è il caso di dire: dove la nuora sono i sudcoreani – dai quali sono tuttora divisi dal confine tracciato dopo la guerra fratricida del 1950-1953 – e la suocera è rappresentata dagli Stati Uniti d’America. Infatti il regime di Kim ha un (enorme) problema che soltanto Washington gli potrebbe risolvere: le sanzioni internazionali – volute dagli Usa e varate dalle Nazioni Unite - che strangolano l’economica coreana. Con l’embargo i progetti del trentaseienne Kim di iniziare riforme di mercato sul modello di quelle promosse da Deng negli anni Ottanta per modernizzare la Corea del nord come fece la Cina sono destinati a diventare carta straccia, e a indebolire agli occhi del suo popolo il prestigio del giovane leader che proprio sullo sviluppo di un paese arretrato ha incentrato la sua retorica politica.
 

 

Per questo la sempre più influente sorella di Kim – Kim Yo-Jong – poche ore prima che venisse ridotto in macerie, aveva definito l’Ufficio una sede “tragica” e “inutile”. A Seul hanno convocato una riunione d’emergenza del governo e dell’esercito, per decidere la risposta da dare all’offensiva di Pyongyang, ma non c’è molto che possano fare i sudcoreani. Potrebbero sospendere il lancio oltre frontiera di volantini contro il regime che tanto irritano Kim e compagni o altri atti di “guerra psicologica” del Sud nei confronti del Nord. Ma non risolverebbero granché. A Seul sanno benissimo che la mossa di Pyongyang serve a fare pressione su Moon affinché il presidente insista con suo omologo Trump per riaprire il negoziato sul programma nucleare nordcoreano. Il regime nordcoreano ha bisogno di vedere la luce in fondo al tunnel dell’embargo e, d’altra parte, con la clamorosa esplosione di questa mattina vuole dimostrare che, per raggiungere il suo obiettivo, è disposta a ricorrere anche alla forza delle armi.

Ultimo aggiornamento: 12:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA