Corea del Sud, focolai di Covid-19 in bar, ristoranti e discoteche: Seul li richiude tutti

Sabato 9 Maggio 2020
Virus, focolai in bar e discoteche: a Seul scatta di nuovo il lockdown, e richiudono tutti

Seul ha deciso di correre ai ripari e di richiudere fino a nuovo ordine discoteche e pub dopo la fiammata improvvisa di casi di Covid-19 a Itaewon, il quartiere della movida della capitale sudcoreana. Da Pechino, invece, è emersa l'ammissione sui limiti nel sistema sanitario della Cina di fronte all'epidemia del coronavirus, divenuta pandemia e causando più di 270mila decessi a livello globale. 

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La Corea del Sud aveva allentato mercoledì le ferree norme sul distanziamento sociale a favore di un modello di «quarantena di vita quotidiana» grazie all'azzeramento dei nuovi contagi interni e prevedendo di riaprire le scuole dal 13 maggio. Con le nuove disposizioni, i club, i bar, i «room salon» e le altre iniziative notturne, come le discoteche, sono state messe al bando nella capitale con effetto immediato. «Queste attività sono state sospese e le violazioni saranno sanzionate con dure punizioni», ha affermato il sindaco di Seul, Park Won-soon. «La disattenzione può portare a un'esplosione di infezioni. E questo l'abbiamo visto chiaramente con le infezioni di gruppo dei club di Itaewon», ha aggiunto Park in una conferenza stampa dedicata al tema, invitando tutti a rispettare le regole anti-virus.

Un monito che vale per tutti quei Paesi che dopo il lockdown stanno provando a riaprire le attività. La Corea del Sud ha annunciato sabato 18 nuovi casi, di cui 17 (comprensivi di tre stranieri) legati a un uomo di 29 anni che è risultato positivo giovedì. Dagli accertamenti, è emerso che aveva frequentato dal 30 aprile 5 tra club e bar a Itaewon, in base ai dati del Korea Centers for Disease Control and Prevention (Kcdc).

Da allora, altre 40 persone contagiate sono state a lui collegate, mentre le autorità sanitarie hanno aperto la caccia per rintracciare le oltre 1.500 persone che si ritiene abbiano frequentato i locali con lui. Il timore è che il bilancio possa peggiorare: sono circa 7.200 le persone che hanno visitato i locali incriminati dal 30 aprile al 5 maggio. 

 
 

A Pechino, il vice direttore della Commissione sanitaria nazionale (Nhc) Li Bin ha spiegato intanto che la Cina non era pronta in modo adeguato, avendo mostrato falle nella risposta al Covid-19. «L'epidemia del coronavirus è stato un grande test che ha rivelato che la Cina ha ancora dei limiti nei suoi principali schemi di prevenzione e controllo epidemici, sistema sanitario pubblico e altri aspetti nella risposta alle emergenze».

La Commissione, che è il ministero della Sanità cinese, costruirà un «modello centralizzato, unificato ed efficiente» per un'azione effettiva a ogni tipo di emergenza sanitaria del futuro. La Cina è stata duramente criticata sul fronte interno e internazionale per aver minimizzato la portata del virus e tenuto segrete informazioni sull'epidemia, al suo scoppio nella città di Wuhan, il focolaio del coronavirus. 
 

Ultimo aggiornamento: 10 Maggio, 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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