L’Italia ha lasciato Kabul: «Noi, via dopo vent’anni. Salvate migliaia di vite»

Sabato 28 Agosto 2021 di Gianluca Perino
L’Italia ha lasciato Kabul: «Noi, via dopo vent’anni. Salvate migliaia di vite»

La grande “pancia” del C130 dell’Aeronautica Militare si apre sulla pista dell’aeroporto di Kabul. Ma per la prima volta, dal 15 agosto, a salire su questo aereo non ci sono profughi afghani. Quelli che stanno andando via sono gli uomini e le donne che hanno gestito l’imponente macchina dell’operazione “Aquila Omnia”, il piano di evacuazione dell’Afghanistan messo a punto dal ministro Guerini con i vertici militari e svolto in collaborazione con i ministeri degli Esteri, degli Interni e della Salute. I volti dei soldati sono sereni, sanno di aver fatto un buon lavoro. Ma è forse un post sui social dell’ambasciatore Pontecorvo, responsabile per la Nato delle operazioni in aeroporto, che sintetizza meglio di ogni sguardo lo spirito degli italiani che stanno andando via: «Lascio Kabul con il cuore pesante», scrive. Sì, perché da ieri sera, partito quel volo, in Afghanistan non ci sono più nostri militari. Restano soltanto gli americani, anche se ancora per poco: andranno tutti via entro il 31 agosto. 

La partenza di ieri, alle 18.35 ora locale, le 16.05 ora italiana, si è svolta in un clima quasi irreale. Negli ultimi giorni l’aeroporto di Kabul è stato il centro del mondo. Decine e decine di voli decollavano e atterravano in un caos ordinato. Migliaia di afghani affollavano le aree di smistamento vicino alla pista. Si sentivano grida, ordini, in qualche caso anche qualche colpo di arma da fuoco. Ma da ieri il traffico aereo è praticamente azzerato. Non ci sono più rumori. Sembra tutto calmo, malgrado la tensione palpabile legata alla possibilità, abbastanza concreta, di altri attacchi da parte dell’Isis. «Il più grande ponte aereo della storia», come lo ha ribattezzato il presidente americano Biden ha spento i motori. E presto, si spera, anche questo aeroporto potrà tornare ad avere una parvenza di normalità.

 

 

Partiti gli ultimi italiani, è il momento del bilancio di tutto il lavoro. E il primo a fare i conti è il generale Portolano, comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze. Tradotto: il vero capo dell’operazione. «Abbiamo evacuato in soli 14 giorni, in condizioni difficili, 4.890 cittadini afghani - ha spiegato - tra cui molte donne e bambini. Abbiamo fatto il massimo». Nel suo intervento l’alto ufficiale spiega che ieri è terminato «l’impegno ventennale delle forze armate in Afghanistan: e in questo momento il mio pensiero va ai 54 caduti e alle loro famiglie, ai 723 feriti e alle vittime di atti terroristici». 

 

I ringraziamenti del ministro

A Portolano sono andati i ringraziamenti del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che ha spiegato come le «Forze Armate italiane, con questa operazione molto delicata e complessa sin dalle fasi iniziali» abbiano svolto «un eccezionale lavoro garantendo il ponte aereo che, dopo l’aggravarsi della crisi politica e sociale in Afghanistan, ha portato in Italia un numero di persone ben superiore a quello previsto inizialmente». Guerini ha poi aggiunto che «all’operato dei nostri militari, silenzioso e costante, va il plauso e la gratitudine di tutta l’Italia. Professionalità, sacrificio e una straordinaria umanità che sono riconosciuti da tutti». Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Di Maio, che ha voluto sottolineare l’impegno di diplomatici e militari, «che hanno fatto un lavoro immenso, di cuore, e hanno dimostrato di essere una grande squadra».

E andando a guardare bene i numeri l’AdnKronos ha verificato che è l’Italia il paese della Ue ad aver evacuato il più alto numero di cittadini afghani. Ottantaduemila quelli portati in salvo dagli Stati Uniti, 9mila dalla Gran Bretagna, 4.896 dall’Italia, 4.200 dalla Germania e 2mila dalla Francia. 

Ma al di là dei numeri, freddi, rimangono le storie delle persone. Quei gesti che resteranno scolpiti nella memoria di chi li ha visti, vissuti e, soprattutto di chi ne ha beneficiato. Come il bambino salvato dal giovane console italiano Claudi, la cui foto ha fatto il giro del mondo, oppure quella della famiglia di sei afghani, padre, madre e quattro bambini piccoli (uno appena di nove mesi) salvati dalla calca dell’Abbey Gate dal generale Faraglia, capo delle operazioni italiane all’aeroporto di Kabul, uno che non ha paura di sporcarsi le mani per aiutare le persone in difficoltà. L’Italia ieri è andata via. Ma tutto questo, e forse molto altro ancora, resterà.
 

 

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Ultimo aggiornamento: 09:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA