Ariete: «Dobbiamo essere sfrontate: stiamo cercando di cambiare le regole del pop»

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Mattia Marzi
Ariete: «Dobbiamo essere sfrontate: stiamo cercando di cambiare le regole del pop»

La Billie Eilish italiana? Forse il paragone con la 19enne cantautrice losangelina diventata volto ed emblema del nuovo pop mondiale è un po’ ingombrante. Di sicuro Ariete, vero nome Arianna Del Giaccio, nata nel 2002 ad Anzio, ha portato nel panorama pop tricolore qualcosa che prima non c’era, partendo dalla sua cameretta con una manciata di canzoni nelle quali raccontava ansie e paure sue e della Generazione Z, quella dei post-millennial nati nell’era della Rete, che l’ha eletta sua portavoce femminile. Oltre 120 milioni di stream complessivi per i suoi successi su Spotify. E in testa c’è “L’ultima notte”, che da sola ha superato i 27 milioni.

 

La canzone è stata scelta prima come colonna sonora della seconda stagione della serie per adolescenti di Netflix “Summertime” e poi è finita pure nello spot estivo del Cornetto Algida, che è sempre una fotografia di quello che funziona tra i giovanissimi: «Sento di contribuire, nel mio piccolo, a un movimento», dice.

Quale?

«Quello che sta cercando di cambiare le regole nel pop italiano».

Chi ne fa parte?

«Blanco, i miei fratellini Psicologi: tutti under 25 con tante cose da dire».

In cosa vi distinguete dalle generazioni precedenti?

«Siamo autentici, sinceri. E con un carattere deciso. Il pop italiano negli ultimi anni era diventato un minestrone. Poi siamo arrivati noi».

La generazione dei rottamatori?

«No, per carità. Semplicemente, abbiamo molta voglia di fare. E tanta fame. Nel nostro Paese questa urgenza espressiva non si sentiva dai tempi del primo Vasco Rossi».

Nel singolo “L”, appena uscito, lei si rivolge ad una ragazza.

«Lo avevo già fatto in “Amianto”, uscita l’anno scorso. Voglio provare a farmi portavoce in musica di certe tematiche. So che posso sfruttare la posizione di prestigio che ho, da artista, per farmi ascoltare da quanta più gente possibile. Parlare dell’amore lgbt ad un pubblico così vasto non è la stessa cosa che parlarne con gli amici di fronte ad una birra».

Gianna Nannini in “America” cantava la masturbazione (“Mi basto”), Anna Oxa in “Fatelo con me” raccontava l’amore sadomaso. Per non parlare delle infinite provocazioni, sul palco e fuori, di Loredana Bertè. Un tempo le cantanti donne italiane erano più audaci.

«Eccome. Poi ci si è adagiati sulla convinzione che gli ascoltatori cerchino contenuti leggeri. E di conseguenza si è smesso di osare».

E oggi, nell’era del post #MeToo?

«Bisogna tornare ad essere più sfrontate. Parlo soprattutto di noi donne. Dobbiamo fare qualcosa fregandocene dei pregiudizi e dei luoghi comuni. Penso a Madame, che sento affine a me. Scrive testi sessualmente espliciti. Ha un approccio spudorato e sfrontato: ce n’è bisogno, nell’Italia di oggi».

Quando considera compiuta la sua missione, lei?

«Quando un ragazzo o una ragazza tramite una mia canzone fa coming out con i genitori».

Si sente rappresentata dalla classe politica di oggi?

«No, per niente».

È un problema che riguarda la sua generazione?

«Non saprei. Magari c’è il ragazzo di 16 anni che si sente rappresentato da Salvini. Io no, dice cose che si sentivano ai tempi di Mussolini. Non biasimo i ragazzi della mia età che si buttano su una sponda politica senza conoscere nulla. Il vero problema è che a scuola non ci insegnano la storia della politica, non se ne parla. E poi ci chiedono di votare. Ma cosa si aspettano da noi?».

L’ha trovato il suo “Spazio”, per citare il titolo dell’Ep d’esordio uscito l’anno scorso?

«Sì. È la casa che ho appena preso in affitto nel centro di Roma. Avevo bisogno di vivere seguendo regole tutte mie».

Con “L’ultima notte” ha vinto il Disco di platino, tre dischi d’oro. La consacrazione sta arrivando nei numeri. La vedremo a Sanremo?

«Mio zio, che ha 40 anni, me lo chiede ogni volta. Non so come ci muoveremo. È un periodo di fioritura, per me».

Il successo nella chiusura del tour alla Cavea dell’Auditorium e subito il sold out annunciato in molte tappe del prossimo?

«È bellissimo il feeling nel contatto diretto con chi viene ai concerti (tour in primavera subito sold out il 27 marzo a Roma: data raddoppiata). Alla Cavea dell’Auditorium ho vissuto una serata bellissima. Ora lavoro all’album, però: è il momento di spingere». 

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 15:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA