Boccardi, regina di moda: una biografia "griffata" Vanzan

Domenica 24 Maggio 2020 di Angela Pederiva
Per raccontare "La Boccardi" ci voleva la Vanzan. L'illustre firma della moda tratteggiata dalla caustica penna della politica: due mondi così lontani, ma anche così vicini, nel loro comune intreccio fra potere e vanità, materia e forma, serietà e frivolezza. Dall'incontro tra le due giornaliste, ogni lunedì per nove mesi, è nato un libro edito da Supernova. Una biografia di Luciana Boccardi, nata Crovato, la decana delle passerelle internazionali? Molto di più: «Un compito di matematica», lo definisce la stessa Alda Vanzan, redattrice del Gazzettino, alludendo all'innumerevole quantità di parentesi tonde, e quadre, e graffe, che solo due donne possono aprire conversando per ore e ore, l'una indossando un paio di «scarpe trendissime» che l'altra (quella che ne ha «trecento paia» in un guardaroba che conta «sette armadi») condanna senza appello: «Anche il cesso è comodo, ma mica me lo porto dietro».

MILLE VITE
Quante storie in una vita sola. La ragazzina con la quinta elementare, che impara il francese a casa di una ricca famiglia veneziana dove aiuta le bambine a fare i compiti, finché viene cacciata perché figlia di un antifascista. La babysitter che scappa da un tentativo di molestie. L'aiutante di un grossista di spazzole. La ricamatrice di borsette da 12-18-20 lire a pezzo. La commessa in Gran Viale al Lido, dove finge di sapere l'inglese e invece fa scappare i clienti americani. L'aspirante stenodattilografa, che con una Remington senza zeta si allena a ricopiare a macchina quello che diventerà il suo Gazzettino, fino ad entrare nell'orbita della Biennale e nelle grazie dei grandi: «Sai cosa avrebbe detto un giorno Stravinskij fermandosi sul pianerottolo di Ca' Giustinian dove c'era il mio ufficio? Questa è musica». Ma soprattutto la giornalista, assegnata alla moda in un tempo in cui le sfilate stavano «nella pagina dei necrologi».
Del resto erano ancora gli anni in cui il défilé serviva per presentare i vestiti: «Un numerino per ogni abito. Il tutto in un silenzio religioso». E le modelle? «Inesistenti». Per dire: «Marta Vacondio che lavorava in un atelier come sartina, e indossatrice quando serviva, ha dovuto sposare Marzotto per diventare famosa». Poi arrivarono i rutilanti anni 80, con le super-top di Gianni Versace, il compianto stilista che scriveva a Luciana: «Cara signora, la moda italiana ha bisogno di lei» (ma re Giorgio Armani le dà ancora del tu: «Grazie per avermi conferito la medaglia di chi è riuscito ad alzare una barriera contro la volgarità. È il miglior complimento che mi potevi fare!»). Da questo punto di vista, la Boccardi ne ha per tutti (e, come annota la Vanzan: «Ecco, il problema non era farla parlare. Era farla smettere»). Valentino? «La gentilezza». Claudia Schiffer? «Un libro mastro vivente». Krizia? «Un po' spietata. Ma tanto brava». Naomi Campbell? «Maleducata». Dolce&Gabbana? «Terribilmente volgari». Il preferito? «Senza dubbio Emanuel Ungaro», il mentore che la convinse perfino ad aprire un ristorante a Castello, dove proporre il risotto alla Sultana tramandato dalla nonna con gli avanzi del fritto di Carnevale. Anche se davvero memorabili sono i ricordi delle cene preparate da Alfredo e Arturo del Toulà per la maison Missoni: «C'era di tutto, ma solo e rigorosamente cucina veneta che sia Ottavio che Rosita apprezzavano tanto». Mentre adesso ci sono «pasticcini tutti uguali, senza sapore» e «l'ignoranza e la supponenza» dei pierre a cui Luciana è orgogliosamente allergica: «Sono una fuori serie. Niente cerchi magici, in nessun caso della mia vita». Leggere per credere l'episodio, visto con i suoi occhi e riportato da nessuna testata, della torta in faccia ad Anna Wintour.
IL FEMMINILE E GLI AMORI
Ma la Boccardi è stata, ed è, anche tanto altro. Per esempio la candidata a consigliere comunale, «per non farsi eleggere» e per cinque volte mobilitata per la separazione della sua Venezia da Mestre («deve tornare a essere città»). Oppure la direttrice del periodico Il femminile, «mensile femminista autogestito», ma con l'articolo determinativo eloquentemente maschile. Proprio lei, donna che ha avuto quattro grandi amori e un solo marito, l'adorato Virgilio che le è rimasto accanto per 68 anni, anche come padre di «quel figlio che arrivava all'improvviso». Lo confida la stessa Lulu in una toccante email alla Vanzan, dopo aver risposto all'ultima domanda: di cosa senti il bisogno oggi? «Di una carezza. Di una mano sui capelli, sulla testa. Quella mi farebbe bene. Sul culo mi disturberebbe».
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