Anoressia, legge per combatterla nella moda e web

PER APPROFONDIRE: anoressia, legge
Anoressia, legge per combatterla nella moda e web

di Barbara Acquaviti

ROMA Le chiamano “Ana” e “Mia”. Quasi affettuosi vezzeggiativi dati ad un’amica. Tutti gli altri, invece, le identificano con il loro vero nome: anoressia e bulimia. Sono la punta dell’iceberg dei disturbi alimentari, la patologia più diffusa nella società occidentale dell’ultimo millennio.
I dati - raccolti anche da audizioni con esperti fatte al Senato - dicono che sono «circa 2 milioni le persone che soffrono di problemi legati all’alimentazione» e che il fenomeno è «in rapido aumento con 8.500 nuovi casi all’anno». Ma soprattutto, «si assiste ad un’anticipazione dell’età d’esordio in età prepubere» con casi che riguardano bambini anche di sette anni («con un’incidenza significativa di maschi in questa giovane età») ma anche ad «un incremento dei casi ad esordio tardivo» visto che «su 1.000 donne italiane fra dodici e venticinque anni si stimano tre casi di anoressia nervosa, dieci casi di bulimia nervosa e settanta casi subclinici».
 


IMPEGNO
Si può intervenire dal punto di vista legislativo per combattere questo fenomeno? Nella scorsa legislatura era stato avviato un lavoro poi finito nel nulla. Ci riprova ora in modo bipartisan la commissione Sanità del Senato che ha all’esame due disegni di legge. Uno, adottato come testo base, è stato presentato a inizio legislatura dalla senatrice di Forza Italia Maria Rizzotti, l’altro, firmato dalla dem Caterina Bini, è stato elaborato a seguito delle audizioni svolte dalla commissione stessa. Il compito di relatore è stato affidato al senatore M5S Luigi Di Marzio.

I due testi coincidono su un punto fondamentale: la necessità di sanzionare le agenzie pubblicitarie o di moda che si avvalgono di modelle che non presentano certificato medico o il cui certificato attesta che sono in uno stato di massa corporea di grave magrezza o di forte sottopeso. Entrambe le proposte, inoltre, prevedono politiche dedicate alla prevenzione (più sviluppate nella proposta dem) e l’istituzione della giornata di studio sui disturbi alimentari.

C’è però una differenza sostanziale, di impostazione e approccio, tra i due testi. Quello presentato dalla senatrice azzurra stabilisce, sin dal titolo del disegno di legge, la creazione di un nuovo reato, quello di «istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia». Il rischio è quello della reclusione «fino a un anno e la sanzione amministrativa da euro 10.000 a euro 50.000», con pene aumentate se l’istigazione è nei confronti di una persona minore di 14 anni o incapace di intendere e volere. Se poi a commettere il reato è una persona che soffre lei stessa di disturbi alimentari, la pena può essere commutata in un trattamento sanitario obbligatorio. «Se non viene riconosciuto il reato - argomenta la senatrice azzurra - la polizia postale ha le mani legate. Al momento, infatti, può intervenire soltanto se c’è una denuncia e se si tratta di un minorenne. La mia proposta ha un duplice scopo: aiutare le forze dell’ordine e agevolare la consapevolezza sia in chi istiga, sia in chi guarda questi siti».

PERICOLI
Ma è proprio questo il punto più delicato. I cosiddetti siti “pro Ana” e “pro Mia” sono gestiti proprio da giovani che già soffrono di questa malattia e usano le pagine web non per dare consigli su come uscirne, ma su come mangiare sempre meno o come non farsi beccare dai genitori. C’è tuttavia un altro problema, perché ormai i blog “incriminati”, nascono e spariscono, e di fatto fungono per lo più da esca, ma la diffusione delle informazioni viene ormai veicolata più “privatamente” tramite Whatsapp o Telegram.
Per tutte queste ragioni, la senatrice Bini ritiene che introdurre nel codice un reato simile sarebbe controproducente. «Istituire il reato avrebbe una sua utilità, ma nel 95% dei casi chi fa questi siti web è il primo a essere malato e non sono sicura che questo sarebbe l’approccio migliore».
«Siamo tutti convinti - assicura però Bini - che su questo tema non ci si debba far guidare da questioni di appartenenza politica ma che si debba fare il miglior testo di legge». 
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Lunedì 19 Novembre 2018, 00:08






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