In Italia sempre meno figli, la sociologa: «Precarietà e niente aiuti: ci vuole un gran coraggio per diventare madri»

PER APPROFONDIRE: crollo, demografico, sociologa
Il paese delle culle vuote

di Maria Lombardi

«Oggi in Italia ci vuole un grande coraggio per diventare madri. Ho fatto un sondaggio tra le allieve del mio corso, ho chiesto dei loro progetti sul futuro. Alla domanda sull'idea di avere dei figli, la maggior parte ha risposto: e come facciamo, se siamo destinate alla precarietà? Se c'è il rischio di perdere il lavoro non appena si resta incinte?». Di certo c'è anche questa paura dietro il declino demografico del nostro paese, riflette la professoressa Antonietta Censi, docente di Sociologia della famiglia all'università La Sapienza. Nel  2018 il calo delle nascite rispetto all'anno precedente è stato del 4 per cento, un nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia. Dal 2014 si contano meno 677mila italiani, come se fosse scomparsa di una città grande come Palermo.

L'Italia di nonni e culle vuote: il record negativo delle nascite

IL TREND

«Va avanti da anni, adesso è solo più evidente. Nascono meno bambini soprattutto perché sono diminuite le donne in età fertile. Prima il calo era attenuato dai parti delle immigrate ma adesso anche loro fanno meno figli. Eppure in altri paesi si è riusciti a invertire la rotta. In Svezia, ad esempio, si era registrato un serio calo demografico ma grazie al sostegno economico e alle cure parentali si è tornati a un tasso di natalità più elevato. Ma lì hanno fatto un grande investimento sulle politiche della famiglia incentivando i congedi di maternità e paternità, riducendo drasticamente i costi degli asili nido. In Italia si danno invece contributi spot e inefficaci, le politiche per la famiglia sono frammentarie».

LE SPESE
Per la famiglia l'Italia spende l'1,9 per cento del Pil contro il 3,5 di Gran Bretagna, Danimarca e Svezia. In Germania una coppia con figlio riceve un sostegno mensile di 200 euro, nel nostro paese si da vai 137 ai 50 euro e anche meno. «É come se non ci si rendesse conto di quanto sia grave questo declino: saremo sempre più colonizzati, non avremo alcuna egemonia. Un paese sempre più anziano e senza ricambio generazionale». Si rimanda tutto, la scelta di vivere insieme, il matrimonio, i figli in attesa di una stabilità economica che magari non arriva. «I giovani non si sentono tutelati sul lavoro e temono che la scelta di avere un figlio possa impoverirli. Non a caso sono sempre di più quelli che si trasferiscono all'estero e mettono su famiglia lì, dove si sentono più tutelati». Avanti così, e saremo un paese con tanti nonni senza più nipoti.
 
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Venerdì 5 Luglio 2019, 09:35






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