Tra tradizione e modernità
Venezia resti fedele a se stessa

PER APPROFONDIRE: giostre, luna park, tradizione, venezia
Caro Direttore,

leggo sul Gazzettino due notizie: l'italianizzazione dei nizioleti e il luna park a Sacca San Biagio. E allora mi permetta di tornare su una domanda già posta: perché si vuole cancellare questa città? Siamo arrivati sotto i 58.000 abitanti, tra qualche anno Venezia sarà abitata solo da qualche vecchio, accattoni organizzati, miliardari e 30/40milioni di turisti all'anno. Adesso queste ultime iniziative. Insomma è chiaro che ormai tutto quello che sa di veneziano dovrà essere sistematicamente punito. Perché?


Renato Pestriniero

Venezia





Caro lettore,

nei confronti di Venezia si ha spesso la sensazione che sia in atto una sorta accanimento teraupetico. Un'azione concentrica e inafferrabile che mira, non so quanto consapevolmente, a intaccare le radici, il destino e l'identitaà di questa città unica e straordinaria. Sembra ci sia l'incapacità, politica e culturale, di considerare Venezia nella sua secolare unitarietà.



Di pensarla come realtà urbana che ha un (grande) passato, un (complesso) presente, ma deve poter anche avere un futuro coerente con la sua storia e insieme adeguato a un mondo che cambia con travolgente rapidità. E ciascuno di questi elementi deve essere sempre considerato, senza prescindere da nulla. Perché questa è la specificità di Venezia.

Mi rendo conto che tutto questo non è affatto semplice. Ma qualcosa di più e di meglio di ciò che abbiamo sotto gli occhi credo possa essere fatto.



Uscendo innanzitutto e finalmente da una logica da compartimenti stagni e dai provincialismi, che anche se sfoggiano etichette anglosassoni, tali rimangono. Venezia "è" innanzitutto la sua storia e le sue tradizioni. Che, nelle piccole come nelle grandi cose, vanno difese, non violentate, ma anzi valorizzate. Venezia però non può essere "vittima" del suo passato o delle nostalgie del tempo che fu, né accettare per sé un futuro esclusivamente museale. Deve avere anche il coraggio di accogliere, con l’intelligenza e la consapevolezza necessarie, le sfide della modernità.



Rifuggendo da eccessi innaturali e da derive omologatrici di stampo disneyano e, insieme, rifiutando una cultura estremista e modaiola del no "sempre e comunque", che spesso fa leva sul nome di Venezia per acquisire a buon mercato notorietà internazionale. È inutile fare esempi, sono sotto gli occhi di tutti. Certo, quello tra passato e futuro è sempre un filo rosso difficile da individuare e tracciare. Tanto più in un luogo carico di suggestioni e particolarità come la città lagunare. Ma un insegnamento che la Serenissima, repubblica che fu tra le più avanzate e innovative, ci ha lasciato è proprio questo: la capacità di non arretrare davanti alla modernità. Senza rinunciare a essere se stessa.

Venerdì 1 Novembre 2013, 15:47






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