Tutti hanno diritto a vaccinarsi (e anche a protestare), ma senza dimenticare che questa è una sfida epocale

Mercoledì 7 Aprile 2021

Buongiorno direttore,
le scrivo per raccontarle questo: mio suocero sabato è andato a vaccinarsi a Dolo (Venezia) al palazzetto dello sport. Sono partiti da Pianiga alle 12.15 e tornati a casa alle 14.50. È riuscito a vaccinarsi, ma l'attesa è stata davvero lunga. E questo non è dipeso certo da mio suocero. Non credo serva aggiungere altro.
Alberto Pola
Mirano (Venezia)


Caro lettore,
lei ha ragione di lamentarsi: oltre un'ora e mezza di attesa per una persona anziana sono tante. Ma mi lasci aggiungere, a questa sua legittima protesta, una riflessione che forse qualche lettore non condividerà. Tutti vorremmo poterci vaccinarci domani. O al massimo dopodomani. E vorremmo poterlo fare rapidamente, senza attese né code e possibilmente molto vicino a casa. Magari anche con il siero Johnson & Johnson che non prevede neppure la necessità della seconda dose: un'iniezione e il problema è risolto. Purtroppo non è possibile. Per ragioni numeriche innanzitutto. Solo in Veneto ci sono circa 4 milioni di persone da vaccinare. Moltiplicato per due vanno 8 milioni di dosi da iniettare. Fossimo in grado di fare 40mila vaccini al giorno servirebbero comunque almeno 100 giorni per garantire a tutti la prima dose e 200 per entrambe le dosi: dai tre ai sei mesi. Ma poiché dalle case farmaceutiche non arrivano abbastanza vaccini, in questo momento possiamo somministrare al massimo 25-30 mila dosi al giorno. Allora l'arco di tempo necessario per immunizzare se non tutta, ma almeno una larga parte delle popolazione, si amplia ulteriormente. Sono numeri semplici, ma che spiegano alcune cose. Che qualsiasi criterio si adotta, in molti dovranno aspettare settimane prima di essere vaccinati. E non tutti sono disposti ad accettarlo. Mettere in moto e far funzionare in modo efficiente una macchina così complessa, tenendo conto di tutte le variabili possibili (mancato arrivo delle dosi, rifiuti non comunicati, ritardi negli appuntamenti) non è per nulla facile. E lo sta sperimentando anche un esperto di organizzazione complesse come il generale Figliuolo, nominato dal governo commissario per la campagna vaccinale. Tutto ciò naturalmente non può giustificare inefficienze e ritardi né tantomeno le furbizie di chi cerca di scavalcare gli altri per farsi vaccinare prima. I cittadini hanno il diritto di pretendere regole chiare, di essere vaccinati in tempi accettabili e con modalità che tengano conto anche della loro età e del loro stato di salute. E se ciò non accade hanno anche il diritto di protestare. Detto ciò, tutti dobbiamo essere consapevoli che stiamo combattendo una guerra lunga, difficile e con un nemico subdolo e infido. E non dobbiamo mai dimenticarcene. Come non dobbiamo mai dimenticare chi è in prima linea da mesi e chi in questa guerra ha perso la vita o ha perso amici e familiari.

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