Non tutti hanno la preparazione tecnica per votare. Ma non c'è democrazia senza suffragio universale

Domenica 29 Settembre 2019
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Egregio direttore,
il suffragio universale è una grande conquista democratica. Ma attenzione dare diritto di voto a persone per il solo fatto che sono maggiorenni, potrebbe rivelarsi un boomerang e dare duri colpi alle nostre istituzioni. Esagero? Non credo. Il ministro dell'interno del passato governo reclamava per sé pieni poteri come un qualsiasi dittatore. Ai tempi del referendum sull'autonomia, chiesi a tanti miei concittadini di parlarmi del titolo V. Scena muta. Molti, intervistati da TV pubbliche e private dimostrarono di ignorare la differenza tra legge e decreto-legge, cos'è e come funziona la Corte costituzionale, confusero il Presidente della repubblica con il Presidente del consiglio... Il guaio è che questa gente vota. Come è sbagliato fare guidare un'auto, per evidenti ragioni, a chi è sprovvisto di patente, altrettanto pericoloso è dare in mano i destini del Paese a persone che ignorano princìpi e leggi fondamentali. Ricordarsi sempre che il fascismo, prima di diventare dittatura, entrò democraticamente in Parlamento. Perciò, attualmente, io sono contrario al suffragio universale. A meno che, prima che entri in cabina, si sottoponga l'elettore ad una serie di quiz. Se ne sbaglia quattro su dieci, non vota. Ne va del nostro futuro, della nostra libertà.


Augusto Giralucci
Padova


Caro lettore,
c'è una crescente corrente di pensiero contraria o scettica verso il suffragio universale. A lei e a coloro che la pensano come lei vorrei sottoporre tre semplici riflessioni. La prima. Chi dovrebbe decidere la fine del suffragio invernale e nuove regole di voto? I Parlamenti eletti con il suffragio universale? Dubito che lo farebbero. Forse potrebbe farlo un uomo forte che, eludendo le assemblee elettive, si imponga e decreti la fine del suffragio universale. In tal caso però credo che non si potrebbe più parlare di democrazia ma di dittatura strisciante o effettiva. È auspicabile? La seconda riflessione. Normalmente le persone culturalmente meno attrezzate sono anche quelle che appartengono ai ceti sociali meno abbienti. Cioè coloro che subiscono maggiormente le conseguenze delle scelte politiche ed economiche di chi governa. È giusto e sensato escludere proprio costoro, cioè i più poveri, dal diritto di eleggere chi li rappresenta politicamente e decide sui loro destini? Più che un passo in avanti sarebbero dieci passi indietro. Più o meno di due secoli. Terza e ultima riflessione. Sarebbe interessante conoscere quali dovrebbero essere i quiz a cui dovrebbero rispondere i cittadini per poter eleggere i propri rappresentanti. Mi spiego: ha più diritto a votare chi conosce a menadito la Costituzione e sa distinguere Scalfari da Scalfaro o chi, per esempio, sa riavviare un motore o sistemare un impianto elettrico? Chi ignora il capitolo quinto o chi ignora l'igiene personale? E perché dovrebbe poter votare chi sa esattamente cosa è un decreto legislativo e non invece chi ne ignora il significato, ma in compenso sa usare un trapano elettrico, montare un mobile dell'Ikea e conosce e rispetta il codice stradale? Caro lettore, il suffragio universale ha molti difetti e molti limiti e ce ne accorgiamo soprattutto quando alle elezioni vincono gli altri e non le forze politiche per cui abbiamo votato noi. Ma, anche in questo caso, vale ciò che disse Churchill della democrazia: «è il peggiore dei sistemi possibili, fatta eccezione per quelli sinora sperimentati». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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