Il caso Anastasi: la sedazione profonda non va confusa né con il suicidio assistito né con l'eutanasia

Martedì 21 Gennaio 2020
Caro direttore,
nel Gazzettino di domenica ho letto dell'ex calciatore Anastasi che, per morire, ha chiesto la sedazione assistita come si fece, a suo tempo, per il cardinale Martini. Le chiedo cortesemente di spiegarmi la differenza fra sedazione-profonda, suicidio-assistito ed eutanasia. 

Domenico Ceoldo 
Vigonza (Pd)


Caro lettore,
entriamo in un campo complesso sia da punto scientifico sia, soprattutto, dal punto di vista etico e legislativo. Il punto da cui partire è questo: la sedazione assistita o profonda non è una forma di interruzione della vita. È una tipologia estrema di cura palliativa, che consiste nel diminuire o togliere definitivamente la coscienza al malato quando le sue sofferenze diventano intollerabili e i farmaci non riescono in alcun modo a lenirle. In pratica, il paziente viene addormentato e accompagnato al naturale decorso della malattia. Con la sedazione profonda la vita non viene accorciata, ma alla persona vengono risparmiati dolori, fisici o psicologici, ormai insopportabili. Ed è questa la differenza fondamentale rispetto al suicidio-assistito o all'eutanasia. Che sono invece due forme di interruzione della vita. Con il suicidio assistito il medico fornisce a una persona un farmaco in grado di provocarne la morte ed è il malato che decide quando porre fine alla sua esistenza. Nel caso dell'eutanasia è invece il medico stesso a provocare la morte. O sospendendo le cure o somministrando, quasi sempre per via endovenosa, al malato un farmaco letale. Nel primo caso si parla di eutanasia passiva nel secondo di eutanasia attiva. In Italia suicidio assistito ed eutanasia sono vietati dalle legge, mentre è prevista la sedazione assistita. Che infatti è stata applicata per Pietro Anastasi, affetto da Sla e anche, qualche giorno prima, per Giovanni Custodero, il portiere pugliese di 27 anni, affetto da sarcoma osseo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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