Saviano, il profeta che non si candida perché la politica reale è un'altra cosa

Martedì 15 Settembre 2020
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Caro Direttore
come da tradizione inaugurata da Nanni Moretti, in questi giorni il regista Roberto Saviano ha diffuso urbi et orbi il suo pistolotto politico, questa volta contro il PD. Invece che sfruttare la sua popolarità per inondare i media con il suo verbo, non capisco francamente perché il guru di Gomorra non si candidi e non si sottoponga al giudizio dei cittadini elettori. È troppo facile sparare da un pertugio nascosto dietro a un muro: si faccia avanti, illustri il suo programma, se riesce prenda i voti e lo realizzi. Altrimenti continui a star dietro al computer, di predicatori ne abbiamo già abbastanza.
Luca Alfonsi
Cortina d'Ampezzo (Belluno)



Caro lettore,
la libertà di pensiero non implica necessariamente l'obbligo, nemmeno morale, di candidarsi. Saviano e altri come lui, hanno tutto il diritto di dire ciò che pensano sul Pd come su ogni altro argomento. Ciò che deve essere chiaro, innanzitutto a loro ma anche a chi li legge, che quello è il loro personale punto di vista: cioè il pensiero di un personaggio la cui fama deriva dall'aver scritto alcuni libri di grande successo o dall'aver diretto film premiati dal pubblico e dalla critica. Per questo Saviano o altri come lui fanno opinione. Non perché hanno particolari qualità politiche o capacità di analisi. Né tantomeno perché rappresentano settori importanti dell'opinione pubblica. Al massimo interpretano il sentire di qualche pezzo di élite intellettuale. Nulla di male. Anzi: come le loro tesi e provocazioni alimentano un dibattito politico spesso sterile e piatto. Ma la politica vera, quella che si nutre di consenso popolare e di capacità di gestire un paese o una regione, è un'altra cosa. Anche Saviano lo sa. Per questo fa il profeta e non si candida. Ultimo aggiornamento: 14:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA