Bella lettera di una giovane donna: «Ho perso mio marito, ringrazio la sua azienda che ci ha subito teso la mano»

Martedì 30 Giugno 2020
La  Abb turbocharcing
Caro direttore,
sono Francesca, moglie di un dipendente di Abb turbocharcing venuto a mancare a noi tutti all'improvviso circa un anno fa. A seguito di questo grave lutto, mi sono trovata sola a 28 anni con una bambina di 8 mesi senza mio marito, senza il papà di mia figlia e con numerose difficoltà economiche e psicofisiche. Voglio ringraziare infinitamente Abb poiché da subito mi ha teso la mano. Fin dall'inizio (anche se non mi spettava nulla) mi ha offerto un percorso di psicoterapia (che dura tutt'oggi) perché potessi essere sostenuta per il periodo che iniziava a proiettarsi nella mia vita; a livello economico, per aver devoluto a nostro favore un' importante cifra che mi consentirà di ricoprire una parte del mutuo rimanente del mio appartamento; e di amicizia, facendomi sentire sempre la loro vicinanza. Mi hanno fornito molti strumenti perché io potessi rialzarmi, senza chiedere. Da mamma lavoratrice e laureata in economia da non molti anni, alle aziende che studiano come aumentare la produttività dei dipendenti attraverso il welfare o l'engagement, dico che la chiave è: esserci. Quando un lavoratore sa che è supportato, spalleggiato, e nelle avversità della vita l' azienda è presente, allora il dipendente darà sempre il massimo poiché fiero e riconoscente. Ad Abb turbocharging Italia in particolare alle service station di Venezia e Genova dico grazie per la vostra solidarietà, grazie per la vostra amicizia e grazie per averci teso la mano. Un ringraziamento speciale a Paolo Musso, Emiliano Fossa, Andrea Bozzato, Giuliano Compagno e tutti i colleghi.

Francesca Scantamburlo e Aurora Zecchini


Cara lettrice,
non è facile quando si è colpiti da una tragedia come quella che ha sconvolto la sua vita e quella di sua figlia, trovare anche solo la forza per raccontarsi, per scrivere e ringraziare pubblicamente qualcuno. Spesso il dolore prevale su tutto. Il suo peso insopportabile oscura qualsiasi cosa, cancella ogni traccia di bene. Con le sue parole lei ha voluto però dare una testimonianza importante. Raccontare a tutti che non è stata lasciata sola a fare i conti con i suoi problemi e con la sua disperazione. E a starle concretamente vicino, a tenderle subito la mano, non sono stati solo gli affetti più cari, ma anche l'azienda in cui suo marito lavorava. Un'impresa che ha voluto e saputo dare un senso alla parola comunità. Grazie per questa sua bella lettera. Ultimo aggiornamento: 17:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA