L'elezione del Capo dello Stato è una partita complessa, ma la politica deve saper decidere. Bene e presto

Mercoledì 26 Gennaio 2022
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Caro direttore, mentre il Next Generation EU, da noi ribattezzato Pnrr, è stato impostato sembrerebbe pregevolmente, a giudicare dallo Spread ai minimi, dal governo presieduto da Draghi; ora che dopo le annunciazioni -enunciazioni, per incassare i fondi europei bisogna tradurre il piano in decreti attuativi e rispettare i tempi di avanzamento dei lavori, siamo sicuri che sarebbe una buona idea che un siffatto direttore d'orchestra mollasse il timone proprio nel mezzo della tempesta? Avrà anche lui come tutti noi qualche detrattore, ma fargli fare una figura da Schettino mandandoci a schiantare con un inchino, forse non è proprio il caso. Bene che si stia contrattando un accordo tra i due poli per una presidenza così delicata, ma davvero non si comprende come si fa a sprecare di proposito una votazione così importante, progettando a tavolino una invalidazione, votando scheda bianca. Dando anche un brutto esempio a un Paese che ha il grave problema dell'astensione oramai quasi al 50%.
Fabio Morandin
Venezia


Caro lettore, nella partita del Quirinale ad unire i partiti sembrano esserci per ora solo le caratteristiche che, sulla carta, dovrebbero avere il nuovo capo dello Stato: autorevole, di alto profilo e possibilmente trasversale alle forze politiche. Ora qual'è l'esponente che racchiude meglio di altri queste qualità? A quanto pare Mario Draghi. Che però fa già il premier e se lascia Palazzo Chigi bisogna subito trovare un suo sostituito che garantisca continuità al lavoro fin qui compiuto e questo apre un altro gran bel risiko. Il rompicapo a cui la nostra politica deve trovare una soluzione nei prossimi giorni sta, in gran parte, tutto qui. Quale sarà il nome su cui alla fine convergerà la maggioranza dei voti del Parlamento è per ora difficile da comprendere. Ciò che però la politica dovrebbe sapere è che il Paese ha in questo momento bisogno di scelte chiare e rapide. La politica ha le sue liturgie e i suoi tempi. Ma difficilmente un prolungato stillicidio di votazioni senza esito sarebbe compreso da un'opinione pubblica che deve fare i conti con la pandemia, con il caro-bollette, con i timori e le conseguenze della crisi ucraina. Fare presto e fare bene è una sintesi spesso difficile da realizzare. Ma ai grandi elettori che devono scegliere il nuovo capo dello Stato è chiesto esattamente questo: dimostrare di essere in sintonia con il Paese reale.

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