Le violenze non vanno sottovalutate, ma il vero problema è lo scarso consenso sociale verso i nuovi decreti

Giovedì 29 Ottobre 2020
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Caro direttore,
leggo di proteste violente da nord a sud contro il governo dopo il Dpcm. Esprimo condanna contro ogni forma di violenza. Va bene la protesta pacifica contro il governo (e la condivido anch'io) ma deve rimanere pacifica appunto. La violenza va condannata sempre e comunque. Spero che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Peraltro leggo di infiltrazioni di centri sociali, estremisti di destra, gruppi ultrà e criminalità organizzata. E questo non è un bel segnale. Desidero inoltre esprimere solidarietà ai membri delle forze dell'ordine rimasti feriti negli scontri e ai commercianti che hanno visto i loro negozi danneggiati e saccheggiati. 

Emanuele Biasi
San Polo di Piave (Treviso)


Caro lettore,
è del tutto evidente che qualcuno, con altri obiettivi, sta soffiando sul fuoco della protesta di alcune categorie contro il decreto varato domenica dal governo. Protestare è legittimo, mettere a soqquadro pezzi delle nostre città no. Su questo non ci possono essere ambiguità di sorta e i gruppi o gli individui che fomentano i disordini vanno combattuti con la massima energia e determinazione. Anche nell'interesse di chi, legittimamente, scende in piazza per rivendicare in modo pacifico i propri diritti e chiedere modifiche al decreto. Ciò però che deve far riflettere è anche la sorpresa con cui queste manifestazioni, e il loro corollario di violenze, hanno colto i responsabili dell'ordine pubblico. È un dato importante: perché, evidentemente, significa che, a molti livelli, non c'era la consapevolezza politica dell'impatto che le misure decise domenica potevano avere. Non c'era consapevolezza dello scarso consenso sociale che, questa volta, al contrario di quanto accadde invece a marzo, divieti e restrizioni avrebbero potuto incontrare. E che questa insoddisfazione avrebbe potuto anche essere sfruttata, com'è avvenuto, da gruppi estremisti e violenti. Si è sottovalutato un sentimento diffuso nel Paese: la sensazione di molti cittadini di avere fatto, nella battaglia contro il virus, sacrifici e rinunce per nulla e di essere ritornati al punto di partenza. Molti italiani hanno maturato l'amara convinzione che sono stati sprecati mesi preziosi, in cui il Paese poteva e doveva prepararsi alla seconda ondata del virus, ma nulla o quasi è stato fatto. È anche a questo sentimento, oltre che alle violenze, che occorre dare risposte chiare.

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