Il dottor De Donno non era un no-vax e la sua morte dovrebbe essere rispettata, non strumentalizzata

Venerdì 30 Luglio 2021
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Caro direttore,
mi sembra che la notizia della morte suicida del dottor De Donno (il medico della cura del Covid col plasma iperimmune) abbia avuto poco risalto sui giornali e tv, forse dava fastidio alle multinazionali del farmaco...


Luca Argentin
Conegliano (Treviso)


Caro lettore,
le ragioni per cui il dottor Giuseppe De Donno si è tolto la vita non le conosciamo. Si è impiccato senza lasciare alcuno scritto. Sul suo suicidio è stata aperta anche un'indagine dalla magistratura: vedremo a quali conclusioni arriverà. Ma, comunque la si guardi, siamo di fronte a una bruttissima storia. E non solo per la sua tragica conclusione, ma perché è emblematica dell'insensato clima da guerra di religione che si è creato intorno a questo maledetto virus. De Donno era il medico che aveva studiato e applicato per primo la cura al plasma autoimmune per guarire i malati di Covid, attraverso l'infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti infetti. Una profilassi che, soprattutto nella prima fase della pandemia, quando ancora non c'erano i vaccini né altri medicinali, era stata utilizzata per curare alcuni malati di Covid (in Veneto venne creata anche una banca per raccogliere il plasma), ma sulla cui efficacia il mondo scientifico si era diviso. Uno scontro che, com'è spesso successo, era degenerato in critiche e accuse talvolta feroci, che De Donno aveva denunciato prima di lasciare il suo ruolo di primario per dedicarsi al ruolo di medico di base nella provincia mantovana. Contestato quando era in vita da una parte dei suoi colleghi, ora, dopo la sua morte, De Donno è stato eletto dal popolo no-vax e no-pass al ruolo di eroe e martire. In alcune manifestazioni dei giorni scorsi contro il green pass è stato ricordato con manifesti e con un minuto di silenzio. Di più: alcune correnti complottiste del mondo no vax sostengono che il medico mantovano, in realtà, non si sia suicidato, ma sia stato ucciso perché la sua cura, poco costosa, ledeva gli interessi delle multinazionali interessate a vendere vaccini. Peccato che De Donno non fosse affatto contro i vaccini: si era vaccinato già nel 20 dicembre del 2020 ed era stato fra i primi a farlo nel suo ospedale: lo aveva raccontato lui stesso. Non solo. De Donno non aveva mai minimizzato il Covid considerandolo, come fanno tanti no-vax, un'invenzione delle big pharma. Anzi, in un'intervista dell'aprile 2020, aveva ricordato che lui, «al contrario di tanti altri», aveva da subito «detto che questo virus ci avrebbe bastonato» e, in quella stessa occasione, aveva anche difeso dagli attacchi politici il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministero Speranza, definendolo un «grandissimo scienziato, a cui dobbiamo inchinarci quanto parla». So bene che tutto questo non farà cambiare di una virgola le proprie convinzioni né a chi ieri attaccò De Donno e né a chi oggi ha deciso, per interessi di parte, di trasformarlo in un suo martire. Purtroppo le guerre ideologiche non conoscono il rispetto. Né quello della verità. Né quello che si dovrebbe a una persona scomparsa.

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