La convivenza con i musulmani è inevitabile, ma solo a patto che condividano i nostri valori

Venerdì 26 Aprile 2019
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Egregio Sig. Direttore,
ormai l'orrenda strage in Sri Lanka (più di 350 morti oltre a decine di feriti) è passata in secondo piano sui media perché purtroppo si passa ad altri argomenti meno importanti, ma più attuali. Vorrei comunque tornare sull'immane tragedia che ha colpito quel Paese per sottolineare che ormai è dato per scontato che nel 21^ secolo i cristiani debbano, purtroppo, morire per la loro fede. Ieri sera, non ricordo su quale canale TV si dava per scontato che migliaia (diconsi migliaia) di cristiani sono uccisi in tutto il mondo per la loro fede. Si parlava addirittura di crocifissioni oltre ad altre inenarrabili sofferenze inferte (specie a donne) per la loro fede, senza che la cosa faccia più notizia. Addirittura l'intellighentia per non urtare la suscettibilità dei benpensanti per non usare il termine cristiani riferiscono di un fatto avvenuto durante una funzione religiosa. Per quanto riguarda poi il nostro paese non ho sentito lo sdegno della Boldrini, Saviano, Sansonetti, Zingaretti & C. perché la morte dei cristiani non è degna di nota. Se i morti fossero stati extracomunitari, profughi etc. le edizioni speciali ed i super servizi radio-televisivi non sarebbero mancati, magari in edizione speciale notturna. A mio avviso, nonostante i vari proclami dei buonisti di casa nostra (Cei compresa) non può esserci convivenza fra noi ed i musulmani perché (fatte le debite eccezioni) essi ci odiano e non daranno tregua finché non ci sottometteremo alla Sharia ed ai loro diktat.

Giuliano Dori
Padova



Caro lettore,
la convivenza non è solo possibile, ma inevitabile. Ma per convivere bisogna anche condividere. Cioè far diventare patrimonio comune e condiviso nella vita quotidiana valori, principi, diritti e doveri. Accettando le differenze e il patrimonio di identità e di tradizioni del Paese in cui si è scelto di vivere. È evidente che una parte del mondo musulmano non la pensa così e concepisce solo una visione del mondo: la propria. E intende imporla con ogni mezzo, anche distruggendo gli avversari. Di fronte a questa offensiva una parte del mondo cristiano appare come inerme, incapace di reagire e di far valere la propria storia e il proprio sistema di valori. Il linguaggio, come lei nota giustamente, è la fotografia di questo atteggiamento. C'è una ritrosia a sottolineare l'identità cristiana delle vittime, come è accaduto nelle stragi in Sri Lanka, e nel contempo a evidenziare che gli assassini sono estremisti islamici. Si parla di Isis, di jadhisti, di terroristi, ma con molta fatica si pronuncia e si scrive la parola Islam, esattamente come a fatica si parla di cristiani. È una forma di ipocrisia ideologica: si cerca, con le parole, di mimetizzare i fatti. Ma con la realtà bisogna invece fare i conti. Nel bene come nel male. Molti musulmani vogliono vivere in pace ma il terrorismo islamico è una realtà (finanziata da Paesi islamici) e una minaccia. E ha come principale obiettivo il mondo cristiano. Ieri ha colpito Parigi, oggi lo Sri Lanka. Esserne consapevoli e chiamare le cose con il loro nome è il primo passo per sconfiggere ogni estremismo. Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 14:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA