In montagna non si impongono primati ma si devono ricercare i giusti equilibri

Giovedì 16 Luglio 2020
Carissimo direttore,
mi permetto di dissentire dalla lettera pubblicata ieri sul suo Giornale a firma Vittore Trabucco. Non credo che la montagna sia prima di orsi e lupi e poi dell’uomo. In primo luogo queste specie erano estinte dalle nostre montagne sin dal Basso Medioevo perché lo svilupparsi di attività umane legate all’agricoltura e all’allevamento in misura sempre più massiccia resero la convivenza predatori- uomini sempre più difficile. In secondo luogo nei Paesi in cui questi animali sono ancora numerosi sono regolarmente cacciati in selezione a riprova che la coesistenza con le attività antropiche risulta ancora difficile. In terzo luogo le “nostre” montagne sono tali grazie all’incessante lavoro di generazioni operose di esseri umani che le hanno dissodate, arate, coltivate e presidiate rendendole quello che sono oggi. Da ultimo, poi, mi permetto una riflessione: prima di introdurre specie potenzialmente pericolosi come lupi e orsi si poteva verificare se i residenti o, almeno, la maggior parte di questi fosse d’accordo con tali re-introduzioni. Del resto sono costoro che debbono subire gli “effetti collaterali” della presenza di questi animali e non qualche ambientalista da “salotto” che immagina un orso in carne e ossa come un parente del protagonista di qualche cartone di Walt Disney.

Lorenzo Martini

Caro lettore,
la natura richiede equilibrio e equilibrio si deve trovare anche tra chi abita e vive tra le montagne e la fauna che ha scelto come habitat il mondo delle terre alte. È evidente che tra gli orsi e l’uomo vanno trovate forme di convivenza. Se i plantigradi diventano una minaccia ricorrente per l’uomo o per quelle attività economiche, come la pastorizia, che consentono agli abitanti di montagne di vivere, occorre individuare interventi che limitino i danni e anche forme di risarcimento per chi questi danni li subisce. Ciò che non mi pare accettabile è sancire che l’orso in quanto predatore, e quindi potenziale pericolo anche per l’uomo, vada eliminato. E penso questo non da ambientalista da salotto, ma da frequentatore delle montagne. Cioè da persona consapevole che l’ambiente alpino è una realtà complessa, difficile e non sempre addomesticabile. C’è stato un tempo in cui si riteneva che anche sui monti tutto fosse consentito in nome di un mal interpretato concetto di progresso. Oggi molti hanno la consapevolezza che non è così. Comprendono che la montagna deve riuscire a mantenere la sua identità, non essere snaturata. Una montagna viva e vera è quella che consente agli uomini di vivere in montagna e della montagna. E alle valli e ai territori alpini di non spopolarsi. Ma che permette anche agli animali di avere il loro diritto di abitare boschi e valli. Non si tratta di imporre un primato, ma di trovare un equilibrio. Ultimo aggiornamento: 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA