I due Maradona (Diego e Armando) e una lezione: la vita non fa sconti a nessuno. Neppure ai geni

Venerdì 27 Novembre 2020

Gentile Direttore

posso dire che Diego Armando Maradona era solamente un grande calciatore, ma non è stato altrettanto grande come uomo. Verrò linciato per aver scritto questo?

Maurizio Manaigo

Padova

Caro lettore, stia tranquillo: non verrà linciato. Almeno non da noi, perché è esattamente questa la verità. Sono esistiti due Maradona. Diego era il calciatore sublime e inarrivabile che abbiamo conosciuto e ammirato. L'autore del gol più bello del secolo e di tantissime altre incredibili acrobazie balistiche che consentivano a lui, e solo a lui, di far arrivare il pallone laddove a nessun altro, in quel modo, sarebbe riuscito. C'era un'irresistibile attrazione, magnetica e insieme fatale, che teneva il pallone attaccato ai suoi piedi e che rendeva Diego unico, imprendibile e imprevedibile. Forse non è stato in assoluto il più forte di tutti i tempi. Ma per chi ama lo sport del calcio lui ha rappresentato e rappresenterà sempre l'essenza stessa del gioco, la sua sintesi massima. Poi accanto a Diego, intimamente legato a lui, c'era l'altro Maradona: Armando. Il ragazzo dei quartieri poveri di Buenos Aires che, raggiunta fama e ricchezza, diventa schiavo della cocaina e di tutto ciò che di fetido gli gira intorno. L'uomo incapace di liberarsi da quella dipendenza e da quegli sfruttatori che lo distruggeranno prima come calciatore, poi come uomo. Il campione-mito amico di dittatori che lo usavano e sfruttavano per ridarsi un'immagine e raccattare qualche consenso popolare sfruttando la sua fama planetaria. E ancora: il padre di figli che ne reclamavano la paternità, riuscendo ad ottenerla solo dopo molti anni. Maradona era anche tutto questo e probabilmente molto altro ancora che oggi non sappiamo. Era Diego ma anche Armando, una sintesi di straordinario talento, tanto nella capacità di creare magie con una sfera, quanto in quella di auto-distruggersi. L'altro ieri sono morti entrambi. E se è giusto, in questo momento, ricordare soprattutto il suo incredibile e magistrale modo di interpretare il calcio, è bene anche non dimenticare il resto. Per ricordare a tutti, e soprattutto ai più giovani, che la vita non fa sconti. Neppure ai geni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA