Il diritto di esprimere opinioni per noi è sacro e senza etichettarle con pregiudizio

Sabato 1 Agosto 2020
Egregio Direttore,
adesso basta, non ne posso più! Mi appello alla tanto sbandierata difesa dei diritti delle minoranze. Sono minoranza. Lo sono sempre stato, da quando negli anni sessanta da liberale parlavo in difesa dei diritti degli operai, tanto che un mio intervento in tal senso è finito in un libro di storia. Ho continuato a difendere pervicacemente fangoterapia e ambiente termale quando ad Abano si è cominciato a privilegiare il cliente di fine settimana, quello da piscina, letto e buffet. Ho continuato a camminare per le nostre campagne con la doppietta anche quando la caccia è diventata pratica da condannare, considerata irresponsabile divertimento di assassini e causa di tutti i danni all’ambiente, magari anche da personaggi che in trattoria ordinavano pappardelle al ragù di lepre.

Ora mi trovo in contrasto con questo pensiero unico, con questo “politicamente corretto” che in realtà spesso nasconde una congenita intolleranza nei confronti delle opinioni di chi non è d’accordo con il cosiddetto “sentire comune”. Che non è per forza di cose sempre la posizione eticamente più corretta e culturalmente più avanzata. Voglio avere il diritto di affermare che un bambino dovrebbe avere un padre e una madre senza essere accusato di omofobia. Voglio poter dire che i migranti vanno aiutati a casa loro, come del resto fanno da secoli senza clamore i missionari e tanti volontari, senza prendermi del razzista. Voglio, conservando la distanza di sicurezza, indossando la mascherina e sanificandomi le mani, poter dire che la situazione attuale è molto meno grave, sul fronte dell’epidemia, di quello che era alcuni mesi fa, senza essere chiamato negazionista come chi nega la Shoah. Voglio poter continuare a parlare di poesia in un mondo sempre più arreso alla miseria del quotidiano e ad una realtà terrena che ha perso il senso del trascendente. Voglio poter parlare di confronto di idee e di pacificazione in un mondo popolato da leoni da tastiera, percorso da conati di odio e di intolleranza. Voglio poter esprimere le mie opinioni, spesso diverse da quelle della sinistra al potere, senza essere etichettato come fascista. Voglio poter dire che la classe che ci governa è veramente poco all’altezza della complessità dei problemi, senza farmi dare del leghista becero e ignorante. Voglio libertà di parola e rispetto per le mie idee. Va bene?

Livio Pezzato

Caro lettore,
non so se proprio tutto vada bene. Ma una cosa posso garantirla: che le sue opinioni hanno almeno su questo giornale diritto di cittadinanza. Dopodiché qualcuno potrà condividerle in tutto o in parte, qualcun altro potrà dissentire anche nettamente su tutto. Ma il suo diritto ad esprimerle senza etichettarle pregiudizialmente non può essere per noi in discussione. Ultimo aggiornamento: 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA