In molti, a destra e a sinistra, hanno sottovalutato il virus e anteposto altri interessi alla difesa della salute

Giovedì 26 Marzo 2020
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Caro Direttore,
Lei ha perfettamente ragione nella risposta al signor Veroi. Qui però stiamo parlando di un'area contagiata in netta evoluzione, quasi fosse Wuhan, esplosa dopo l'assembramento di molte persone, allo stadio, a casa, nei bar, nei salotti comuni o associazioni sportive per la partita del secolo per la squadra del cuore, L'Atalanta, del 19\02.
Bisogna ammetterlo che questo è un dato di fatto e quindi qualche misura era possibile attuarla e non andare in giro a dire che si poteva mangiare ai ristoranti cinesi o andare ai cinema al chiuso, avendo già scritto sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio che c'era l'emergenza Coronavirus come se si sapesse già presente in Italia!
Certo col senno di poi si può dire, ma quello che stava accadendo in Cina si stava già vedendo, e sapere che c'era già qua... Leggerezza o qualcos'altro? 
Giovanni Tomasella

Caro lettore,
il 31 gennaio venne decretato lo stato d'emergenza perché l'Organizzazione mondiale della sanità aveva formalmente definito il coronavirus una epidemia mondiale. Ma fu, in buona sostanza, una semplice presa d'atto, ad esso non seguirono infatti provvedimenti di alcun tipo. Né in Italia né va detto, in altri paesi europei. Oggi ci sorprendiamo e anche ci scandalizziamo per questo. Non dimentichiamoci però che in quel momento nessuno considerava o voleva considerare il coronavirus una vera emergenza.
Per non far torto a nessuno ricordo che i governatori del Nord vennero tacciati di razzismo quando a febbraio chiesero al governo di mettere in quarantena anche i figli delle famiglie di ritorno dal capodanno cinese. E il 27 febbraio il leader della Lega Matteo Salvini invitava ancora tutti a venire in Italia e a tenere gli stadi aperti, mentre, nello stesso giorno, il sindaco di Milano Beppe Sala spronava i suoi concittadini a non arrendersi alla paura, a non chiudersi in casa e si faceva ritrarre mentre beveva un aperitivo insieme ad altre persone.
Purtroppo gran parte della classe dirigente italiana ha gravemente sottovalutato l'emergenza coronavirus. Dopo i primi (timidi) provvedimenti di chiusura delle scuole e dei musei, le associazioni imprenditoriali accusarono senza mezzi termini la politica di esagerare, di danneggiare l'immagine del Paese e la sua economia con misure eccessive e draconiane. Ce lo siamo dimenticati?
Oggi tutti o quasi sono consapevoli che la priorità assoluta è sconfiggere il virus e contenere il contagio. Ma per alcune settimane, rivelatesi purtroppo decisive per la diffusione dell'epidemia, in molti hanno preferito pensare che fosse poco più di un'influenza e hanno fatto prevalere altri interessi su quello della difesa della salute di tutti. Non è un'accusa a nessuno. È la realtà dei fatti e la cronaca di quanto accaduto. Facciamo almeno in modo che serva a tutti da insegnamento. Ultimo aggiornamento: 15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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