Il ricordo di Ruth Bader Ginsburg e un'idea diversa del futuro di Venezia

Martedì 22 Settembre 2020

Egregio direttore,
abbiamo letto in questi giorni la triste notizia della scomparsa di Ruth Bader Ginsburg, importantissima giudice della corte suprema degli Stati Uniti e paladina dei diritti. Era diventata un personaggio popolarissimo e non solo oltre oceano, anche in virtù di due film che avevano riscosso notevole successo nel mondo e che raccontavano la sua intelligenza, caparbietà e forza etica. Forse però pochi sanno che RBG, come era affettuosamente chiamata negli USA, aveva Venezia nel cuore. A Venezia ho avuto l’onore di conoscerla, molti anni orsono, in occasione di un suo seminario destinato agli studenti della Wake Forest University ed a Venezia è nata un’ amicizia che mi ha portato ad incontrarla più volte e che ha fortemente influenzato la mia storia personale e professionale. A Venezia, presso la scuola grande di S. Rocco, nel caldissimo luglio del 2016, ha presieduto il collegio giudicante del processo simulato di appello per Shylock organizzato da Ca’ Foscari in occasione delle celebrazioni dei cinquecento anni del Ghetto, seguendo le migliori tradizioni delle università americane e tale processo finì poi a piena pagina sul New York Times. Una volta le portai in dono a Washington un collare di merletto di Burano con il ricamo della bilancia della giustizia che lei subito indossò ad ornamento della sua austera toga nera. Da allora quel pezzettino della sua amatissima Venezia fu testimone di sentenze importantissime che contribuirono a creare la storia dei diritti e della giurisprudenza negli Usa, influenzando il resto del mondo. L’ultima volta che la vidi presso la Suprema Corte americana mi incaricò anche di dare un bacio alla sua adorata città lagunare. Una persona così straordinaria, integra, forte, sensibile ed elegante non poteva non sentirsi un po’ veneziana.

Fabio Moretti
Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia 

Caro lettore,
pubblico molto volentieri questo suo breve ricordo su Ruth Bader Ginsburg. Con una piccola postilla: spesso quando si parla della realtà lagunare si usa dire che Venezia è sempre stata una città crocevia di culture. Affermazione ovviamente vera, ma che ha quasi sempre il triste sapore della nostalgia, perché riguarda molto il passato e sempre meno il presente. Forse non è esattamente così. Negli ultimi decenni la pressione apparentemente inarrestabile del turismo di massa, opprimente e indifferenziato, ha molto cambiato Venezia: e non in meglio. Ma, come dimostra anche la sua testimonianza, la città ha comunque continuato ad essere un punto di riferimento. Un crocevia, appunto: di esperienze, di personalità, di culture. Che oggi, sfruttando la lezione e la crisi dei questi ultimi mesi, potrebbero, se opportunamente attratte e accolte, contribuire a offrire al mondo un’immagine anche diversa di Venezia. Né esclusiva né escludente, ma capace di sfuggire al destino di vedersi trasformata semplicemente e irrimediabilmente in un meraviglioso parco giochi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA