Fu l'omicidio Rossa e non la morte di Moro a decretare la fine delle Brigate Rosse

Caro Direttore,
nel commemorare l'eccidio dei 5 uomini della scorta di Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse, è stato detto che quel 16 marzo è stato anche l' inizio della fine delle BR ed è sicuramente un giusto commento, ma io aggiungerei come data importante, anche il 24/1/1979, giorno della morte del sindacalista dell' Italsider Guido Rossa a Genova, ucciso mentre si recava al lavoro.
Dal 16 marzo 1978, sono convinto che lo Stato abbia capito finalmente quel che doveva fare e lo abbia fatto e dall'altro, il sindacato e il partito comunista, abbiano preso atto che i brigatisti non erano solo dei compagni che sbagliavano, ma dei veri e propri assassini che mettevano in forse i grandi progressi ottenuti dalla classe operaia. Quella data rappresenta, a mio modo di vedere, l' addio alla rivoluzione e l' accettazione della democrazia così com'è, piena di difetti, ma in grado di tutelare meglio la vita di tutta la comunità.

Gino De Carli
Soranzen (Belluno)

Caro lettore,
l'omicidio di Guido Rossa, militante del Pci e sindacalista all'Italsider di Genova, segnò più del rapimento Moro e della sua scorta l'inizio della fine delle Brigate Rosse. Perché quel 24 gennaio, assai più che dopo la morte del leader Dc, emerse con chiarezza la follia di un messaggio e di un disegno politico che usava la violenza in nome del popolo e del comunismo, ma non si faceva scrupolo di sparare anche contro un figlio del popolo e un militante comunista. L'assassino di Rossa fece terra bruciata intorno alle Brigate rosse dentro le fabbriche ma soprattutto contribuì a far aprire gli occhi a coloro (e continuavano ad essere molti) che dentro la sinistra guardavano ai terroristi se non con malcelata simpatia certamente con pericolosa e irresponsabile ambiguità L'omicidio di Rossa obbligò anche i sostenitori di slogan come né con lo Stato né con le Br a guardare in faccia alla realtà. Purtroppo perché ciò accadesse fu necessario il sacrificio di uomini come Rossa.
    
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Domenica 18 Marzo 2018, 10:12






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5 di 21 commenti presenti
2018-03-19 17:55:54
Caro Gino De Carli lei ha ragione da vendere
2018-03-19 13:40:26
Si trattò di far capire ad eventuali altri politici ''patrioti'' che nell'Italia vassalla nessuno doveva sentirsi sicuro, neanche con cinque militari di scorta, i quali avevano le mitragliette nel bagagliaio in conformità al regolamento perché il personaggio (Moro) non era a bordo. Era stato ''prelevato'' prima e altrove. Infatti Moro nelle sue numerose lettere mai menzionò la strage cui evidentemente non assistette e riferendosi una sola volta al suo sequestro lo definì ''il mio prelevamento'.
2018-03-19 13:19:56
Questi ex brigatisti vengono portati in TV per avallare la versione ufficiale, che è lacunosa incompleta ed inaffidabile. Tutti i brigatisti che in tribunale affermarono di aver sparato in via Fani dicono anche che la loro arma si è subito inceppata e non funzionò.
2018-03-19 13:09:17
Non vi viene in mente Gladio ? Nel giugno 1978, un mese dopo l'assassinio di Moro, fu detronizzato con impeachment il presidente della repubblica Giovanni Leone che era già ormai in scadenza di mandato, il quale aveva anche già firmato lo scambio di prigionieri per liberare Moro. Ad accanirsi contro di lui, ultimo patriota di vecchio stampo, fu il PCI di Berlinguer, Berlinguer primo cugino di Cossiga.
2018-03-19 08:28:45
Concordo. Con l'assassinio di Rossa le B.R. si bruciarono la terra sotto i piedi e quello fu per loro l'inizio della fine.