Chi sceglie di non vaccinarsi dovrebbe accettare di essere penalizzato per ridurre i rischi altrui

Domenica 9 Maggio 2021
6

Caro direttore,
la prima parte della Costituzione si intitola Diritti e doveri dei cittadini. Fra questi, proprio in attuazione di uno dei Principi Generali della Carta Costituzionale, quello enunciato nell'art. 2 («La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»), e dell'attenzione che vi viene rivolta sia alla persona che alle aggregazioni cui gli individui danno vita rientra il diritto alla salute. Il primo comma dell'art. 32 dà dignità di tutela costituzionale alla salute, La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Ed indubbiamente in questo enunciato trova il suo fondamento la campagna vaccinale gratuita in corso contro il covid 19. Peraltro l'efficacia della campagna è condizionata dall'adesione della popolazione che può legittimamente sottrarsi al trattamento proposto proprio in virtù del 2° comma dell'art.32. Resta da chiedersi se il vaccinarsi possa rientrare nell'adempimento di uno dei doveri di solidarietà sociale, cui accenna il già citato art. 2, senza che poi questi doveri, a differenza di quanto accade per i diritti, vengano individuati ed elencati nella prima parte della Costituzione.

Giuseppe Barbanti


Caro lettore,
vaccinarsi è un dovere, ma è anche un diritto decidere di non farlo. Trovare un punto di equilibrio tra queste due opzioni è molto complicato e non c'è Costituzione che possa darci risposte certe e incontrovertibili. Ciò che è davvero inaccettabile è la pretesa di potersi non vaccinare da parte di chi lavora a contatto con malati e persone fragili quindi con soggetti maggiormente esposte al rischio di contagio con gravi effetti. Ma c'è un altro elemento su cui dovremmo riflettere. La campagna di vaccinazione ha messo in evidenza un fenomeno: con l'abbassarsi dell'età si riduce la disponibilità a farsi vaccinare. Mentre è infatti molto elevata la percentuale di 80enni e 70enni che si sono fatti immunizzare, nei 60enni si è verificato invece un alto livello di rinuncia e rifiuto. Fenomeno razionalmente non facilmente spiegabile dato che in questo momento sono proprio i 60enni quelli più esposti al rischio di un contagio dalle gravi conseguenze e sono sempre i 60enni la categoria oggi più presente nelle terapie intensive. Ciononostante ci sono molto cittadini che appartengono a questa fascia di età che si considerano al sicuro, che non ritengono di doversi proteggere dal virus e quindi non si vaccinano. Una scelta che mette a rischio non solo loro ma anche gli altri. Rispetto a questi comportamenti dovremmo interrogarci sulla opportunità di introdurre misure penalizzanti (divieti di entrare in alcuni luoghi pubblici o limitazioni agli spostamenti, per esempio) per chi sceglie di non vaccinarsi. Si rispetterebbe così la loro decisione, ma nel contempo si ridurrebbero i rischi per gli altri. E forse si convincerebbe qualcuno a riflettere sull'opportunità e la necessità di vaccinarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA