Morire a 18 anni in azienda: le domande sulla morte di Giuliano che devono trovare una risposta

Martedì 20 Settembre 2022
I genitori di Giuliano De Seta
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Gentile direttore,

dispiaciuta immensamente per la morte del figlio del signor De Seta, sono un po' meravigliata delle dichiarazioni dal medesimo. Il padre infatti non vede alcuna responsabilità di quanto successo nella Ditta presso cui il figlio era in stage; né nella Scuola che lo ha organizzato; né nella Norma stessa che introdusse pochi anni fa la cosiddetta alternanza scuola-lavoro. Il signor De Seta vede invece in qualche modo responsabile lo Stato in quanto non sovvenziona adeguatamente le aziende che ospitano gli studenti con risorse economiche, atte a svolgere l'attività di formazione in maggior sicurezza. La mia meraviglia deriva dal fatto che si pensa sempre che siano le coperture finanziarie delle varie leggi a renderle non rischiose, efficaci e giuste. Ho insegnato per tanti anni negli istituti tecnici e mi sono battuta fin da subito (senza successo!) contro questo monstrum detto alternanza scuola-lavoro, poiché non solo illude genitori e studenti, che credono di trovare cosi un più facile inserimento nel futuro mondo del lavoro; ma essenzialmente perché la scuola, prima del Diploma, non può fornire a sufficienza ad un giovane studente le competenze e gli accorgimenti necessari per entrare, invece che in classe, in una qualunque azienda e la frustrazione ed il pericolo sono all'ordine del giorno: perché si può anche perdere la vita, e perché lo studente, durante quel percorso, non lavora, poiché non è retribuito, e perde ore di scuola, molto più preziose per il suo capitale umano.
Donatella Ravanello
Jesolo


Cara lettrice,
mi permetta di non condividere la sua posizione pregiudizialmente ed ideologicamente contraria all'alternanza scuola-lavoro. Gli stage sono stati introdotti per consentire ai ragazzi, concluso il percorso scolastico, di affacciarsi al mondo del lavoro avendo già una cognizione della realtà, delle dinamiche e dei problemi con cui nella loro vita futura dovranno confrontarsi quotidianamente. Non è tenendoli perennemente nel chiuso delle loro classi che li rendiamo più preparati, che rafforziamo il loro capitale umano. La scuola è un passaggio importante della loro vita, ma è il trampolino per un'altra dimensione: quella del lavoro. Naturalmente l'efficacia e anche il grado di sicurezza degli stage dipendono da come vengono organizzati e gestiti. Dagli strumenti e dalle tutele che sono garantiti ai ragazzi. Questa mi sembra la questione centrale. La morte di Giuliano è intollerabile e inaccettabile. Da ogni punto di vista. Ma mi pare sbagliato emettere sentenze a priori. La domanda a cui dobbiamo per prima cosa rispondere non è se è giusto o sbagliato che ci siano gli stage in azienda, ma se è stata fatta ogni cosa perché Giuliano potesse fare il suo percorso formativo in azienda in tutta sicurezza. Dobbiamo chiederci e capire se un ragazzo che fa uno stage potesse o meno dedicarsi all'attività che poi è costata la vita a Giuliano. Se ne conosceva anche le insidie e i pericoli e se esiste un sistema di controllo per verificare che le norme che regolano gli stage vengano rispettate. Questi sono gli interrogativi a cui dobbiamo pretendere di avere risposte chiare. Perché solo in questo modo potremo evitare altre terribili morti.
 

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