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Un elettore deluso dal centrodestra e due nodi da sciogliere: leadership e programmi condivisi

Mercoledì 29 Giugno 2022
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Egregio Direttore,
sono sempre stato un elettore di centro destra. Preciso che ho sempre disapprovato ed avversato le posizioni estreme, sia a destra che a sinistra, estreme che alla fin fine si congiungono come dimostra l'attuale posizione nazi-comunista di Putin. Ma, tornando al mio voto di centro destra, dichiaro la mia grande delusione per i risultati delle ultime elezioni amministrative. Mi riferisco al fatto che il centro destra, non riuscendo spesso a trovare una comune linea politica, ha preso alcune batoste, vedi Verona. Come si fa a lasciare la vittoria all'avversario per incomprensibili ed inaccettabili motivi, anche personali? Se le cose stanno così, quali garanzie potrò aspettarmi alle prossime elezioni politiche? Ora questi comportamenti , secondo me, sono da rifiutare per cui penso che il centro destra non avrà più il mio voto, a meno che non dimostri maggiore maturità e capacità politica. Bisogna comunque andare a votare ed io per chi voterò? Ancora non lo so. Allo stato attuale delle cose sono convinto che forse è meglio farsi governare da persone per le quali non si condivide l'idea politica ma che sono più coerenti piuttosto che da un gruppo di incapaci, irresponsabili ed inaffidabili .
Cordiali saluti

Giorgio Moretti


Caro lettore,
continuo a pensare che il caso Verona faccia in larga parte storia a sè e che le ragioni della sconfitta non vadano ricercate nel rifiuto di Sboarina all'apparentamento con Tosi. Bensì nella decisione di Fi di sostenere Tosi come candidato sindaco di Verona spaccando il centrodestra e puntando su un esponente politico fortemente divisivo come l'ex sindaco veronese che nel 2015 si era candidato alle regionale contro Zaia e nel 2018 con una sua lista contro lo stesso Sboarina. Insomma una scelta che era difficile interpretare come un segnale di pace di Fi verso i propri alleati e che ha prodotto la sconfitta al primo turno e la disfatta al ballottaggio.
In ogni caso, alzando lo sguardo sopra le mura scaligere, queste elezioni amministrative pongono il centrodestra di fronte due nodi da sciogliere. Il primo: le alleanze non sono e non possono essere la semplice somma di forze politiche e dei loro voti. Una coalizione è tale se ha un programma chiaro e condiviso, se è riuscita a far sintesi delle diverse sensibilità e ha individuato un'agenda politica comune. Se così non è, accade ciò che è successo con questo voto: l'elettore di centrodestra fa altre scelte o, più semplicemente, non essendo soddisfatto dell'offerta politica del suo schieramento, non va a votare e va ad ingrossare le file del partito dell'astensionismo.
Il secondo nodo da sciogliere è la leadership di una coalizione. Anche su questo serve un sforzo di chiarezza e di sintesi da parte del centrodestra. Ripetere come un mantra che il candidato premier sarà il leader del partito che all'interno della coalizione prenderà più voti, significa semplicemente prendere tempo, spostare in là la soluzione di un problema, alimentare una contrapposizione interna. Ma le elezioni non sono primarie: votano i cittadini, non i militanti. Come accade ovunque in un sistema bipolare, una coalizione se è davvero tale deve avere anche un suo candidato premier, deve presentarsi al suo elettorato con un volto, un nome e un percorso condiviso.
 

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