Perchè la Shoah ha un valore universale e non è uguale ad altri genocidi anche di maggiori dimensioni

Giovedì 28 Gennaio 2021
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Egregio Direttore, sul mio comodino tengo due libri che periodicamente rileggo: Vogliamo un mondo più nuovo di Bob Kennedy e Gli assassini sono fra noi di Simon Wiesenthal (il cacciatore di criminali nazisti). Sarà forse perché ho letto quest'ultimo in età giovanile, ma quando lo rileggo non posso fare a meno di provare un senso di ribrezzo nei confronti dei responsabili di simili nefandezze e quindi non posso che aderire alla giornata del ricordo dell'olocausto. Però non posso scordare l'interrogativo postomi in Israele da una guida armena: «Perchè voi in Europa celebrate giustamente la giornata della memoria in ricordo dell'olocausto ma non altre stragi quale quelle degli armeni perpetrate dai turchi negli anni 1915-1918?». Questa osservazione mi ha fatto sorgere un altro interrogativo: perché non celebriamo tante altre stragi, anche di maggior dimensioni, come quella perpetrata da Stalin a danno dell'Ucraina, con un numero di morti per fame fra i 7 e i 10 milioni?

G.B. Mogliano Veneto

Caro lettore, la storia dell'uomo è tragicamente segnata da stragi e genocidi. L'elenco è lunghissimo: si va dalla strage degli armeni (1,5 milioni di morti) passando per gli stermini del cambogiano Pol Pot (3 milioni di vittime) per arrivare alle foibe e alle più recenti operazioni di pulizia etnica in Ruanda, Darfur o in Bosnia Erzegovina. Ma la Shoah rappresenta, nella sua genesi e nella sua tragica attuazione, un unicum. Non è una questione banalmente contabile, cioè di numero di morti. Come è stato scritto il genocidio ebraico, pianificato dal nazismo, è stato «ideologico, universale e radicale». A differenza di altre stragi, la Shoah non riguarda un singolo territorio e si fonda sull'identità di nascita dei perseguitati che, nel disegno nazista, andavano annientati nella loro totalità e in qualsiasi luogo vivessero. È la raffinata, scientifica e totalizzante strategia di annientamento messa in atto dal nazismo che fa di quel genocidio l'archetipo della malvagità umana. Che ci racconta fino a quali abissi il male dell'uomo può arrivare. Ma questa dimensione assegna un valore universale alla Giornata della Memoria. Che riguarda certamente e innanzitutto un popolo perseguitato. Ma parla a tutta l'umanità. Non ci ricorda semplicemente la Shoah. Ma che quanto accaduto agli ebrei non si deve ripetere per nessuno altro uomo e in nessun altro luogo del mondo.

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