È facile andare in tv e fornire ricette per risolvere i problemi, peccato che nella realtà la bacchetta magica non funzioni

Sabato 15 Gennaio 2022
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Caro Direttore
riprendo una frase del professor Crisanti. «Questi vaccini sono stati un contributo fenomenale per bloccare l'epidemia e consentirci di condurre una vita normale. I limiti mostrati da questi vaccini sottolineano l'urgenza di cambiare strategia a medio termine: bisogna investire e sviluppare vaccini che abbiano una durata maggiore, costino meno e abbiano una proprietà intellettuale che appartenga agli stati. Non possono esserci differenze tra i paesi come quelle attuali, che sono inaccettabili». Dico: Parole sante.

Decimo Pilotto
Tombolo (Pd)

Caro lettore, come non essere d'accordo? Basta però essere consapevoli che non basta una battuta in tv per risolvere problemi di estrema complessità. Se non sbaglio fu proprio Crisanti che a gennaio dello scorso anno, con un'uscita peraltro assai infelice, bocciò i primi vaccini sostenendo che lui prima di usarli, voleva verificarne sicurezza ed efficacia? Cambiare strategia sui vaccini nel senso indicato dal docente padovano, è un processo che richiede tempi lunghi ed enormi investimenti. Anche perchè, mentre si investono miliardi per creare prodotti di nuova generazione, nel frattempo bisogna continuare a produrre quelli che abbiamo a disposizione ed aggiornarli in funzione delle varianti. Lo stesso vale per il problema della proprietà intellettuale dei vaccini. I brevetti esistono perchè, garantendo l'esclusività di un prodotto, sono un incentivo alla ricerca e all'innovazione che, in particolare nel settore bio-farmaceutico, hanno costi elevatissimi. D'altro canto, è evidente, non solo sul piano etico, la necessità di mettere in condizione anche i paesi più poveri di disporre di vaccini per immunizzare una percentuale più elevata della loro popolazione. Molti esperti ritengono però che per far questo non basti revocare i brevetti. Prima occorre rimuovere ostacoli industriali e culturali. I primi riguardano la scarsa presenza nei paesi più poveri di impianti in grado di produrre i vaccini. I secondi la bassa propensione della popolazioni locali ad accettare i vaccini stessi. Insomma: nei salotti tv è facile sguainare la bacchetta magica. La realtà però è spesso assai più complicata. E nessuno, meglio di uno scienziato, dovrebbe saperlo.

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