Quella sottile differenza che passa tra la difesa dei diritti e l'imposizione agli altri del proprio stile di vita

Sabato 24 Luglio 2021
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Egregio direttore, 
i sostenitori del progetto di legge Zan fanno di tutto per farlo approvare, e ricorrono anche alle falsità pur si cercare di superare le (giuste) critiche al provvedimento. Un esempio? Dicono che il testo non è stato studiato solo per difendere le persone contro l'omofobia, ma per difendere tutte le persone fragili tanto che sono previste norme che inseriscono anche i disabili tra i protetti. Ma è la classica foglia di fico, tanto è vero che non è prevista una giornata nelle scuole per insegnare il rispetto dei portatori di handicap, ma solo una giornata per imparare a scegliersi il sesso (definito gender per confondere le acque). Signori omofili, giù la maschera, Zan stenderà lo scudo protettivo solo sulle persone di sesso dubbio e incerto, e non gliene importa nulla di tetraplegici, ciechi o mutilati!


Giancarlo Callegari
Verona


Caro lettore,
mi pare che sulla legge Zan gli schieramenti in campo siano molto chiari: non ci sono maschere da togliere o da indossare. Così come non ci sono dubbi che la questa legge sia nata innanzitutto per promuovere l'inclusione del mondo Lgbt ( lesbico, gay, bi e transessuale) e per prevenire e contrastare discriminazioni e violenze fondati su genere e orientamento sessuali. Se così non fosse, del resto, non sarebbe oggetto di tanti dibattiti e di così infuocate discussioni: perchè affronta e tocca temi, quelli attinenti appunto alle scelte sessuali, su cui le sensibilità presenti nella nostra società sono molto diverse. Ma la legge Zan pone anche questioni un po' più complesse, che meriterebbero una riflessione che va aldilà dei singoli interventi normativi - molti dei quali sono del tutto condivisibili - che questa riforma si propone di introdurre nella nostra legislazione. E anche per questa ragione, dovrebbe essere affrontata dal Parlamento non come una sfida all'ultimo sangue a suon di ultimatum, ma con un dibattito molto più ampio. Mi spiego meglio. Ogni passo in avanti verso l'inclusione e contro ogni tipo di discriminazione va sostenuto. La legge Zan va in questa direzione. Ma c'è un sottile confine che non va superato. La tutela dei diritti, delle prerogative e delle libertà di una o più minoranza non possono e non devono assurgere a modello di vita e di scelta per tutti gli altri. Siamo così certi che con la legge Zan non si corra questo rischio? Il settimanale britannico Economist ha scritto recentemente: «Una orwelliana polizia del pensiero censura le opinioni politiche e sociali, la lingua. Qualsiasi opinione contraria all'ortodossia libertaria si scontra con una forma di tolleranza zero che etichetta chi la esprime come razzista, omofobo o transfobico. I gruppi di minoranza stanno imponendo i loro valori e i loro stili di vita a tutti gli altri». Sono parole su cui riflettere.

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