Nel mondo del lavoro è il merito che fa la differenza non il colore della pelle o l'origine del cognome

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Egregio direttore, 
ha destato scalpore la scelta di quell'imprenditore Veneto di cui ha parlato ieri il Gazzettino che ha rifiutato l'assunzione di un lavoratore, proposto da una agenzia interinale, motivando il fatto con le potenziali difficoltà che il suo nome di origine straniera e le sue caratteristiche comunicative avrebbero potuto creare difficoltà in un ambiente da lui definito terra terra, fatto da persone che parlano dialetto e hanno dinamiche di relazione molto tradizionali. Un ambiente di lavoro può essere molto particolare, e per la particolare e ristretta composizione umana che lo compone può diventare pericolosamente discriminante per un elemento avulso alla cultura ambientale del luogo, creando problemi all'azienda stessa.
Pensiamo a certi settori ove la totalità dei lavoratori appartengono ad una etnia, ad esempio la distribuzione dei volantini é appannaggio quasi esclusivo dei bengalesi , gli allevamenti bovini e la tenuta delle stalle degli Indiani ed altri settori come l'edilizia dove prevalgono i macedoni e gli slavi in genere: se li ci arrivasse uno diverso le probabilità di conflitti aumenterebbero esponenzialmente, per forza di cose naturale , in quanto in barba alle dichiarate volontà di integrazione che tutti sbandierano ipocritamente ai quattro venti, il diverso genera sempre diffidenza, sospetto e spesso malumori, se ci devi vivere fianco a fianco otto ore al giorno. L'imprenditore in questione ha probabilmente pensato che era meglio evitare possibili problemi che avrebbero potuto danneggiare la sua azienda, tutto qui. Una domanda vorrei porla agli scandalizzati di turno: un imprenditore può o non può scegliersi i collaboratori che più ritiene funzionali alla sua azienda?

C.S.
Venezia

Caro lettore, 
non voglio giudicare nessuno. Ma credo che non vada confuso il pregiudizio con la libertà d'azione e di scelta di un imprenditore. Chi guida un'azienda ha naturalmente il diritto di scegliere i collaboratori che considera più funzionali alla sua attività e ai suoi obiettivi. Anzi una delle principali qualità di un imprenditore è proprio la capacità di scegliersi i collaboratori. Ma le discriminanti dovrebbe essere il merito, le capacità e l'impegno. Non il colore della pelle o le origini del cognome. 
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Mercoledì 27 Giugno 2018, 14:40






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5 di 40 commenti presenti
2018-06-28 15:19:11
C'è sempre un motivo "altro" quando si fa una scelta e in ogni caso il merito é più frutto di simpatie od opportunità; se ne parla tanto a vanvera ma nessuno sa cos'è, in ogni caso per un candidato esterno è una condizione neppure verificabile, quel che è certo è che è sempre gratificante fare i politicamente corretti con le scarpe degli altri.
2018-06-28 13:35:12
E io gli occhiali!!
2018-06-28 13:33:29
Caro c.s. quello a Londra non ha
2018-06-28 13:33:12
signor direttore, se il dipendente in questione deve lavorare in ufficio, oppure ad una macchina operatrice, di certo il problema non si poneva. ma siccome l'assunto deve avere un rapporto continuo con un certo tipo di clientela evidentemente quel datore di lavoro non ha ritenuto opportuno rischiarlo col pericolo di perdere anche dei clienti. credo che lei se non ci arriva sia un direttore per modo di dire e mi piacerebbe pure sapere se tutti i suoi sottoposti sono contenti del trattamento che subiscono.
2018-06-28 09:45:12
Errore: nel mondo del lavoro, sopratutto nel profondo veneto, fatto di pmi a conduzione familiare, quello che conta, non è il colore della pelle o la competenza o la bravura o il merito, ma quello che accetta di farsi pagare meno.