Perché l'immagine della Natavità dovrebbe offendere una donna che ha scelto di abortire? Polemica banale e vuota

Martedì 24 Gennaio 2023

Caro direttore,

sulla polemica per l'icona con la Madonna e il Bimbo nel reparto di Ginecologia all'Ospedale Civile di Venezia c'è qualcosa che non torna. La sposteranno in altro Reparto e contenti tutti, ma che non si venga a dire che basta un'icona per mettere in crisi una donna che ha deciso questa volta di abortire. Una religiosità anche singolare alla veneziana, di gente che non va in chiesa ma, il 21 di novembre di ogni anno per la Madonna della salute, cascasse il mondo, non manca di portare la sua candela alla Vergine arrivata da lontano.
Piergiorgio Beraldo
Mestre (Ve)


Caro lettore,
sono molte le cose che mancano nella polemica scatenata dalla presenza di un'icona che ritrae la Sacra Famiglia - Maria con il Bimbo e un po' in secondo piano Giuseppe - nel reparto di ginecologia dell'ospedale di Venezia. Ma non mi chieda di elencarle: rischierei probabilmente di offendere qualcuno. Temo che, ancora una volta, la tentazione di ritagliarsi un po' di visibilità e conquistarsi qualche riga sugli organi di informazione abbiano avuto il sopravvento su tutto. Finendo per banalizzare e ridurre a simbolo confessionale e persino politico e propagandistico, immagini come quelle della Natività e di Maria con il Bimbo, che non solo sono parte integrante della nostra cultura di europei e di occidentali, ma che hanno un valore e un significato che vanno ben oltre gli angusti ambiti di una polemica. Valori che anche molti pensatori laici hanno colto nella loro complessità e profondità. Mi permetta a questo proposito di citare un brano tratto da Generare Dio, un libro di qualche anno fa scritto da Massimo Cacciari, non esattamente un pensatore confessionale. «La Madonna», scrive il filosofo veneziano, «è colei che genera, la Donna che ha generato il Figlio, tuttavia è anche colei che l'ha atteso, che lo genera senza conoscerlo, che lo cerca senza trovarlo, che lo trova e lo perde, che lo piange e lo ritrova o spera di ritrovarlo». Parole di straordinaria efficacia che stridono in modo clamoroso con il tentativo di trasformare i volti di Maria e del Bimbo in banali manifesti anti-abortisti. E che ci pongono di fronte a una domanda: perché un'immagine così intimamente umana e anche femminile, che ha in sé quei valori universali e quei significati che Cacciari ha così bene descritto, dovrebbe mettere a disagio o addirittura offendere una donna che ha liberamente ma anche dolorosamente deciso di affrontare l'esperienza di un aborto?
 

Ultimo aggiornamento: 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci