Il capolavoro di Froome e il doping: in questo ciclismo mancano trasparenza e certezza delle regole

PER APPROFONDIRE: ciclismo, doping, froome, giro d'italia
Egregio direttore,
tutti si sono levati tanto di cappello al cospetto della monumentale performance al Giro d’Italia di Chris Froome. Il Keniano Bianco – come viene simpaticamente etichettato – tra le montagne s’è ricoperto d’immenso, le arie del Piemonte (vedasi Bardonecchia) gli hanno riempito i polmoni, arricchendo i muscoli, donandogli un animus pugnandi incontenibile. Non ha mai perso la sinderosi, sicuro di covare il risultato prestigioso, come la brava chioccia le due uova. Un missile scatenato che ha asfaltato la concorrenza, con il corredo di un dinamismo e di una intelligenza unici. Un capolavoro didascalico. Ma sarà tutto oro quel che luccica? E qui tocchiamo un punto debole. Prima della corsa rosa, Froome era finito con le mani nella marmellata per uso di sostanze dopanti. L’Uci, momentaneamente ha soprasseduto in attesa di accertamenti più sottili. L’augurio è che Froome, al Giro ci abbia regalato un’imago pulita, immacolata, scevra da connivenze disgustose e abominevoli.


Giuseppe Da Sacco
Belluno

 Caro lettore,
credo che anche per un non appassionato di ciclismo sia stato impossibile non esaltarsi di fronte al capolavoro tattico e fisico di Chris Froome sul Colle de la Fenètre. Una sintesi di intelligenza, programmazione e capacità di resistenza alla fatica che ha fatto vincere il Giro d’Italia al capitano del team Sky e lo ha fatto paragonare ai grandissimi del passato. Ma, svanito il pathos della straordinaria prestazione sportiva, riemergono inevitabilmente i dubbi sulla reale grandezza del ciclista britannico e gli interrogativi sulle regole che governano il mondo del ciclismo. Perchè lo scorso settembre Froome è stato trovato positivo al doping durante la Vuelta di Spagna, da lui vinta davanti a Nibali. Avrebbe assunto salbutamolo, una sostanza che aumenta la potenza e la resistenza alla fatica. Sono passati nove mesi ma nessun tribunale si è ancora espresso sul caso Froome e neppure si sa quando ciò accadrà. Nel frattempo Froome, per le leggi del ciclismo, può partecipare a ogni competizione senza problemi, anche perchè il Team Sky, al contrario di molte altre squadre, non prevede, in casi come questo, la automatica sospensione del corridore fino alla sentenza. Se Froome verrà ritenuto colpevole gli verrà annullata la vittoria della Vuelta, ma non quelle successive. Su cui però calerà l’ombra del sospetto e dell’inganno farmacologico. Non resta che attendere. E osservare che se il doping è ormai una patologia del ciclismo, la scarsa trasparenza e l’incertezza delle regole non contribuiscono certo a migliorare l’immagine di questo bellissimo sport.

 
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Giovedì 31 Maggio 2018, 15:09






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3 di 3 commenti presenti
2018-06-01 11:14:55
L'importante e' mantenere l'animus pugnandi senza perdere la sinderosi...
2018-06-01 09:36:02
Notevole l'impresa dell'inglese, ma in quanto a tattica è stato l'olandese Dumuoulin a perdere il giro: ha erroneamente ascoltato il francese attendendo l'arrivo del compagno di squadra, ormai fuso, perdendo oltre un minuto nella discesa della cima Coppi.....e Froome non riusciva a toglierli la maglia rosa !
2018-06-01 08:11:34
Infatti per il secondo arrivato non valeva la pena di sdrenarsi piu' di tanto, se poi c'e' alta probabilita'di diventare il vero vincitore, tempo al tempo... Con tanto di ricetta di medico compiacente, tanti si facevano di antiuasmatico.Invece un sci fondista biondina Norvegese colpevole di essersi spalmata una cremina anti ustione sole sullle labbra, il cui foglietto interno in Italiano era sfuggito al medico personale ( fuori confezione senza bollino avviso doping, invece dentro perso tra le innumerevoli righe c'era, grazie anche a legislazione ambigua ed ambivalente)Due anni di squalifica e perdita partecipazione olimpiadi.Quanto i poderosi vincitori di medaglie Russi si facevano di farmaco antiasmatico , prescritto regolarmente in posologia da elefante.