Non bisogna chinarsi all'Europa, ma Bruxelles va affrontata con una strategia chiara e credibile

Martedì 25 Giugno 2019
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Caro Direttore 
Mamma mia! Unione europea: La Commissione si riunisce sull'Italia: Nel mirino manovra e conti pubblici. Basta, lasciateci lavorare! Il Ministro dell'Interno Salvini ha un programma per certi aspetti rivoluzionario, però in qualità di uomo della strada condivido. Anche perché ci sono Paesi che hanno risolto buona parte dei loro problemi, cito uno per tutti gli Stati Uniti, con un programma simile al nostro. Pertanto: dateci un tempo minimo per mettere in moto accelerato la nostra economia. Puntualizzo, ancora una volta, che siamo sempre la seconda potenza economica europea. Perciò: spostate gli esami per almeno diciotto mesi. Concludo la presente con un pensiero di Confucio che così recita: Se vedi un affamato non dargli il riso: insegnagli a coltivarlo.


Luciano Bertarelli
Rovigo 


Caro lettore,
come spesso accade in politica ma non solo, bisogna saper distinguere tra realtà, finzione e rappresentazione. L'Europa, nonostante gli ultimatum e le virulente minacce, non ha un grande interesse ad andare alla guerra con l'Italia. Né a fiaccarne l'economia. In questo momento, probabilmente, non ha neppure la forza politica per farlo. Lo ripetiamo spesso, ma è bene ricordarlo un'altra volta: non siamo la Grecia, nonostante tutto siamo una delle potenze economiche della Ue. Bruxelles ha tutta la convenienza a trovare un'intesa con l'Italia e ad evitare eccessive tensioni. Da parte nostra però dobbiamo avere consapevolezza della partita che stiamo giocando e delle sue regole. Accettare supinamente, come qualcuno vorrebbe, le richieste Ue sarebbe un errore. Noi, dopo una lunga stagione di economia in frenata, dobbiamo porci innanzitutto il problema di riattivare i consumi interni e di dare fiato alla crescita. Ma per le note ragioni (il nostro elevato debito pubblico) dobbiamo farlo senza aumentare la spesa e il deficit. L'Europa va sfidata, ma con una strategia credibile, non con la tecnica degli sberleffi. Anche la flat tax va collocata in questa logica. Si può fare, ma individuando con chiarezza le risorse necessarie per realizzarla. Dove le troviamo? Abbiamo un' enorme spesa pubblica, gli spazi non mancano. Basti considerare un solo dato: in Italia ogni anno sono previsti oltre 50 miliardi di deduzione e detrazioni a vario livello e a favore di una molteplicità di soggetti. Siamo certi che siano tutte spese necessarie o invece, in tanti casi, altro non sono che rendite di posizione? © RIPRODUZIONE RISERVATA