Scuola, decreti e derive anti-scientifiche: alcune considerazioni sull'emergenza Covid

Martedì 27 Ottobre 2020

Egregio Direttore,
le faccio una semplice domanda: ma che cosa bisognerebbe fare? Tutti i giornali quotidianamente aprono le loro pagine con i dati del contagio, con il numero dei ricoveri, che purtroppo cresce, con il fatto che le terapie intensive a breve non saranno in grado di sostenere la difficile situazione sanitaria, e che mancano medici e infermieri, poiché quelli che si ammalano non sono così facilmente sostituibili. D'altra parte poi leggiamo che le misure del governo sono sbagliate e che penalizzano questo o quel settore economico e che la pandemia va affrontata in altro modo. Ma quale altro modo visto che la diffusione del virus non guarda in faccia nessuno e sembra avanzare in maniera inarrestabile. Ora il Governo ha preso la decisione difficile, per contrastare il virus, di limitare alcune attività commerciali e subito, Presidenti di Regione e Sindaci, si sono scagliati contro questo nuovo decreto. Ricordo però che qualche giorno prima gli stessi Presidenti di Regione e Sindaci, anche Brugnaro, si sono scagliati contro il Governo, perché avevano affidato a loro alcune misure di contenimento relativamente al controllo di eventuali assembramenti in luoghi pubblici. Si dice tutto ed il contrario di tutto e a volte anche la stampa si renda complice nell'instaurare insicurezza e sfiducia nella popolazione. Lei cosa ne pensa?


Aldo Sisto
Mestre


Caro lettore,
non ho la pretesa di avere soluzioni. Posso tuttalpiù aver maturato alcune convinzioni. La prima è che insieme al virus dobbiamo combattere le derive anti-scientifiche: non siamo di fronte a un complotto o un'operazione mediatico-sanitaria ordita da qualche misterioso potere forte, ma ad una vera pandemia, che dobbiamo contrastare con le armi che scienza ci mette a disposizione in attesa di trovare il vaccino. Dopodiché mi pare evidente che la seconda fase del contagio sia coincisa soprattutto con la riapertura delle scuole e con l'inevitabile affollamento dei mezzi di trasporto. Non è un'accusa: è un dato di fatto da cui è difficile prescindere. Credo sia chiaro a tutti che il virus si trasmette con maggiore facilità su bus, treni e metrò pieni che, per esempio, in una palestra o in un ristorante. E se non si interviene su questo fronte (in realtà bisognava averlo già fatto) sarà difficile frenare la curva del contagio.

 

C'è poi qualche considerazione da fare sui numeri. Quelli attuali sui contagi sono certamente preoccupanti nella loro entità e nella loro dinamica, ma sono anche il frutto di un numero di tamponi superiore a quelli che si facevano a marzo-aprile. Per capirci: in Veneto se nei mesi scorsi avessimo fatto il numero di tamponi che facciamo adesso, avremmo avuto oltre 3000 casi di positività al giorno. I dati ufficiali parlavano invece di numeri ben inferiori mentre più numerosi erano i malati, in particolare quelli in terapia intensiva. Per capirci: attualmente in Veneto ci sono 86 casi in terapia intensiva, a marzo erano 3-4 volte di più. Non solo: oggi il numero di asintomatici, cioè di positivi senza disturbi, è molto più elevato, superiore al 95%. Questo ovviamente non significa che non c'è da preoccuparsi.

 

Tutt'altro, anche perché il virus intanto corre. Ma forse significa che la situazione che stiamo affrontando è un po' diversa da quella di alcuni mesi fa e richiede anche risposte diverse sul piano scientifico-sanitario. Infine: nelle crisi non è mai facile decidere ed è invece molto semplice criticare. Tuttavia da chi governa dovremmo attenderci se non risposte risolutive, almeno indicazioni chiare che non moltiplichino le ansie dei cittadini e trasmettano invece loro la sensazione che, per quanto difficile e complessa sia l'emergenza, esistono una strategia e precisa linea di condotta. In questo senso emanare tre Dpcm, ossia tre decreti straordinari del presidente del consiglio, in meno di 14 giorni o lanciare proclami, smentendoli magari due giorni dopo, e assumere iniziative in proprio come si sono abituati a fare alcuni governatori regionali, non va esattamente in questa direzione. Contribuisce invece ad accrescere l'incertezza nelle persone. Ed è proprio ciò di cui non abbiamo bisogno.

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