Ancora sul voto per le Regioni: negare che abbia un'influenza nazionale equivale a negare l'essenza stessa della politica

Mercoledì 30 Settembre 2020
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Egregio direttore,
mi inserisco nel dibattito che riguarda il problema di rappresentanza politica ed in particolare con la risposta che lei ha dato al signor Antonio Sinigaglia. Non vorrei essere esagerato ma ritengo che nella sua risposta siamo in presenza del classico detto un colpo alla botte ed uno al cerchio. Lei parla di un problema di rappresentanza di cui la politica non può tenerne conto. Personalmente rilevo che finché il governo ha la fiducia in Parlamento deve governare. Facendo poi riferimento all'esito referendario, se stavo ai pareri espressi dagli elettori sul giornale avrei concluso che la vittoria del NO era sicura invece ha vinto il SI e dico: direttore è sicuro che se avessero votato contestualmente tutte le Regioni in un clima di pandemia i risultati sarebbero 15 a 5? Io non sono sicuro con un elettorato così volubile. Quindi a mio avviso le situazioni vanno analizzate al momento storico in cui si verificano e quando ci saranno le elezioni nazionali si deciderà in base al risultato e non certo facendo riferimento alla cosmopolita frammentazione regionale.

Romano Giuliano
Cittadella (Padova)

Caro lettore,
per principio sono sicuro di ben poche cose. Ma che un voto regionale o comunale possa condizionare la politica nazionale lo dimostra la storia politica del nostro Paese (il governo D'Alema, per esempio, cadde proprio per l'esito di un voto amministrativo) e lo dimostrano anche le tensioni che attraversano in questi giorni il governo in carica e la maggioranza che lo sostiene, proprio in conseguenza del test del 20-21 settembre. Il Pd, che ha conservato regioni importanti come la Toscana e la Puglia, dopo il voto, ha alzato il prezzo nei confronti dell'alleato M5S che è uscito invece con le ossa rotte dal test elettorale. Non a caso si parla di un possibile rimpasto con un aumento del peso dei ministri dem; non a caso è cresciuta la pressione per il sì al Mes (voluto dal Pd e osteggiato dai 5stelle) e non a caso viene messo in discussione persino il reddito di cittadinanza, stella polare di M5S. Tutto questo dimostra quanto il voto regionale non sia affatto estraneo agli equilibri politici nazionali. E se condiziona i rapporti di governo, perché non dovrebbe condizionare anche quelli tra maggioranza e opposizione? Se fosse vero, come lei afferma, che il voto amministrativo non ha e non può avere alcuna influenza sulla politica nazionale, dovremmo considerare ingiustificate anche le richieste del Pd nei confronti dei propri alleati. Che sono invece, per le ragioni che ho indicato, del tutto ovvie e legittime. Esattamente come lo sono le richieste del centrodestra che, avendo conquistato un'altra regione, chiede la fien di questo governo e nuove elezioni che tengano conto dei mutati equilibri politici emersi . Dopodiché, una cosa è chiedere, l'altra è ottenere. In sintesi: è sbagliato affermare che il governo in carica non è titolato a governare dopo il risultato delle regionali. Come non si può mettere in discussione la legittimità degli attuali assetti di governo. Ma pretendere non ha e non possa aver alcuna conseguenza un test elettorale che ha fornito, almeno per ciò che riguarda il principale partito di governo cioè M5S, indicazioni così evidenti e clamorose, significa negare l'essenza stessa della politica.

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