Dalla politica estera ai ristori: ecco cosa vorrebbe dire un agricoltore al presidente del Consiglio

Domenica 18 Aprile 2021
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Caro direttore,
se potessi, direi queste cose al presidente Draghi. Grazie per averci reso Italiani orgogliosi del loro Capo. Di aver preso finalmente posizione rispetto alla questione Libica. Grazie anche per aver mostrato al mondo che quando c'è da difendere il rispetto, delle persone e del ruolo che esse rappresentano, si deve prendere posizione. Grazie anche per aver mantenuto il punto anche dopo la prima risposta provocatoria del dittatore, dimostrando fermezza, sicurezza e determinazione. Sui cosiddetti ristori, avrei invece qualcosa da ridire. Io faccio il contadino e conduco con mio fratello una società agricola che produce e vende il vino. Nell'azienda lavorano due miei nipoti e mia figlia come coadiuvanti, persone diplomate o laureate, tutti con rispettiva famiglia e figli. In totale ci sono quindi 5 famiglie che dipendono dal reddito derivante. Facendo i calcoli del fatturato del 2019 e del 2020 ho verificato che rientro abbondantemente nel calo del 30%, ma con incredulità ho scoperto che quella dicitura media mensile significa che il ristoro sarà del 30/40% di un dodicesimo del calo annuo. Si parla di 2000 o 3000 . Ci sono altre categorie prese molto peggio, ma altre che lo stipendio lo hanno preso, come giusto, ogni mese.
Fiorenzo Barattin

Caro lettore,
non so se il premier avrà modo di leggere queste sue note. Nel frattempo lasci a me intanto la possibilità di commentarle. Draghi ha il pregio di parlare chiaro anche quando affronta temi delicati. In particolare su Erdogan, definito «un dittatore», il premier avrà forse fatto storcere il naso a qualche diplomatico o agli esegeti del politicamente corretto, ma ha detto ciò che molti pensano, avendo ben chiare le differenze che passano tra una democrazia e un regime dove, chi detiene il potere, anche se eletto, lo esercita senza alcuna forma di controllo, incarcerando o negando agibilità politica a chi gli si oppone. Quanto invece ai ristori, è evidente che hanno funzionato poco e male. Facendo emergere due problemi di fondo. Il primo: la pandemia ha ulteriormente ampliato le distanze tra garantiti e non garantiti; tra chi ha continuato a ricevere regolarmente uno stipendio e chi invece ha dovuto accettare la chiusura definitiva o a singhiozzo della propria attività. Il secondo: i ristori dovevano sanare, almeno parzialmente, questa distanza e aiutare chi aveva visto andare in fumo il proprio reddito. Ma la distribuzione a pioggia dei soldi e il prolungarsi della crisi hanno finito per scontentare tutti e rendere poco efficace questo strumento. Dopo un anno di calvario, l'unico, vero ristoro può in realtà, arrivare solo da una ripresa progressiva delle attività economiche. Quella che Draghi ha definito «un rischio ragionato». Sperando che il virus non ci ripresenti il conto.

Ultimo aggiornamento: 14:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA