Combattere il doping è difficile perchè ad alimentarlo non sono solo gli atleti ma i dirigenti e i governi

Sabato 19 Ottobre 2019
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Egregio direttore,
i vecchi vizi sono sempre duri da morire. Parliamo del doping. Stavolta, ci siamo imbattuti in un personaggio che prende a calci lo sport, dissociandosi dall'etica professionale, dai suoi principi morali. Il tipo, in questione, si chiama Alberto Salazar ed è un allenatore d'atletica leggera. È stato incastrato dopo ben quattro anni di indagini a tutto campo e in un certo senso ha macchiato la sua carriera di monarca della maratona di New York, dove aveva fatto il bello ed il cattivo tempo per diverse edizioni. Una stangata che se la ricorderà a lungo ma chi come dicevano un tempo è causa del proprio mal pianga sé stesso. Sospensione di quattro anni dall'attività agonistica con una accusa da far venire la pelle d'oca: traffico di sostanze proibite a base di testosterone, connesse a trasfusioni in dosi elevate. La sentenza porta la firma della Usada, l'agenzia antidoping Usa. Strana la vita: da alieno (in pista), a demone (come mister). Un po' come il dottor Jekyll e mister Hyde. Che tristezza!

Giuseppe Da Sacco
Belluno

Caro lettore,
il doping nello sport esiste perché non solo tanti atleti ne fanno usao. Ma perchè tanti dirigenti sportivi, ad ogni livello, ma anche molti Stati o enti governativi, direttamente o indirettamente, lo incentivano o preferiscono fingere che non sia un problema. Il che non è meno grave. Per capire quanto il mondo dello sport abbia a lungo sottovalutato questo tema cruciale, basti pensare che la Wada, cioè l'agenzia pubblico-privata che si occupa del contrasto del doping a livello mondiale, è stata creata dal Cio, il Comitato olimpico internazionale, solo nel 1999, cioè appena 20 anni fa. Ma ci sono questioni di fondo che restano sempre aperte.
La prima: le strutture che a livello nazionale si occupano di anti-doping sono quasi sempre emanazione dei Comitati olimpici. Cioè non sono vere autorità indipendenti. Anzi sono in larga parte finanziate da quegli stessi organismi che hanno tra i loro obiettivi principali quello di far vincere il maggior numero di medaglie agli atleti dei loro Paesi. Un conflitto di interessi latente se non sostanziale che, infatti, ha portato a degenerazioni clamorose come quelle della Russia, dove si può tranquillamente parlare di doping di Stato. Per questo, finché non si creeranno delle vere autorità indipendenti anti-doping e non si estenderanno le sanzioni, oltreché agli atleti, anche alle società sportive, ai loro dirigenti e agli organismi nazionali coinvolti, sarà difficile parlare di vera lotta al doping.
  Ultimo aggiornamento: 12:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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