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Per il cammino e la conversione di Di Maio è giusto avere rispetto. Ma è legittimo porsi delle domande

Venerdì 24 Giugno 2022

Caro direttore,
ho seguito con interesse e curiosità la conferenza stampa del ministro Di Maio. Ho seguito i commenti successivi specie i malevoli per via del cambio di vedute. Per la verità queste espressioni mi paiono troppo affrettate, più emotive che analitiche. Ci si dimentica ad esempio di S.Paolo che cambiò radicalmente il suo atteggiamento verso i Cristiani, tanto da divenire un loro maestro. Che Di Maio non sia stato fulminato da Draghi sulla via di Damasco? Non è detto che il ministro in oggetto non abbia trovato la sua personalità in questo sua esperienza politica. Ci si dimentica del suo vissuto allo stadio di Napoli, quando offriva ristori agli spettatori. Ovvero personalità tutta da scoprire e da capire non troppo frettolosamente.

Giuseppe Cianci
Treviso


Caro lettore,
nessun giudizio frettoloso su Luigi Di Maio. Del resto, senza scomodare i Santi, basta scorrere la laica storia nazionale per trovare molti esempi di cambi di campo o di clamorose conversioni politiche. Anche uno dei padri della patria, Camillo Benso conte di Cavour, arrivò alla guida del suo primo governo con un'abile operazione trasformista. In tempi più recenti, fece scalpore il caso del celebre corsivista de l'Unità Mario Melloni in arte Fortebraccio: prima di dedicarsi alle sue corrosive note sulla prima pagina del quotidiano del Pci, Melloni era stato infatti nientemeno che direttore del Popolo, il giornale della Dc, nonchè deputato dello stesso partito dello scudo crociato. Poi si convertì alla causa del Pci. Un caso fra i tanti, anche in direzione opposta. Del resto non deve essere un caso se il trasformismo come pratica politica sia nato in Italia e se la parola voltagabbana, titolo anche di un celebre libro autobiografico di Davide Lajolo, sia stata coniata nel nostro paese e non trovi traduzioni in altre lingue. Quindi la scelta dell'ex grillino, oggi europeista e atlantista, Di Maio si colloca in una solida e consolidata tradizione nazionale. E merita il rispetto che è dovuto ad così radicale, e immaginiamo tormentato, percorso di cambiamento. Ciò su che stupisce sono però alcune reazioni che hanno accompagnato e accolto la conversione di Di Maio e la sua fuga da M5s. Pochi minuti dopo aver abiurato la sua precedente fede, il ministro degli Esteri è stato elevato al ruolo di sacerdote di un nuovo verbo. Colui che fino a non troppi mesi fa era additato come uno dei simboli (detestati) del grillismo, oggi è indicato come uno dei possibili leader di un nuovo schieramento centrista, civico e draghiano. Magie della politica. Che forse andrebbero calibrate dal beneficio di qualche dubbio e da un po' di sano e paziente realismo.
 

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