De Vito, il problema non è espellere qualcuno dal partito ma le contromisure per evitare le derive affaristiche

Sabato 23 Marzo 2019
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Egregio direttore,
leggo sul Gazzettino che secondo qualcuno l'arresto di uno degli amministratori a 5 stelle segna la fine dell'onestà del partito.Balle. La pulizia di un partito non è data dalla totale (e utopistica) assenza di furboni che salgono sul carro giusto, ma di quello che succede loro quando vengono sgamati. Ci sono i partiti che li tollerano o li nascondono per pudicizia o addirittura gli fanno fare carriera, e ci sono quelli che invece li abbandonano e lasciano che si difendano da soli faccia a faccia con i magistrati. Negli ultimi anni abbiamo visto quali sono i partiti del primo tipo e quali quelli del secondo tipo. Questo arresto conferma da che parte stanno i 5 stelle.

Stefano Tiozzi 
Cencenighe Agordino (Bl)

Caro lettore, 
quel qualcuno sono io. E non ho scritto che l'arresto del presidente del Consiglio comunale di Roma o il successivo avviso di garanzia al braccio destro della sindaca Raggi segnino la fine dell'onestà di M5S. Ho detto un'altra cosa: che questa brutta vicenda di tangenti segna la fine della diversità morale dei pentastellati. M5S ha costruito molte delle sue fortune politiche sulla dichiarata superiorità morale dei suoi dirigenti e militanti. Una volta raggiunto il potere ha però dimostrato di non essere impermeabile alle tentazioni. Tutti sono innocenti finché la sentenza di un tribunale non afferma il contrario, ma quando si fa dell'onestà la propria parola d'ordine è la si trasforma in un'arma politica da scagliare ad ogni piè sospinto contro i propri avversari, poi, se si viene colti sul fatto, se ne pagano pesantemente le conseguenze sul piano della credibilità e dell'immagine. Il problema non è espellere o meno chi sbaglia, ma evitare che ciò accada, mettere in atto contromisure che impediscano derive affaristiche. Neppure M5S è riuscito a farlo. Ed è inevitabile che ora ne paghi le conseguenze. 

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