Non esiste una regola per l'uso del tu e del lei. L'importante è che la scelta rispetti l'interlocutore

Domenica 12 Gennaio 2020
(foto da Pixabay)
1
Caro direttore,
ciao. Sono un assiduo lettore del Gazzettino e vorrei sapere se rivolgendosi ad una persona ben più importante di me usando il tu, come ho fatto io ora nei tuoi confronti, anche fosse più anziana, pur non conoscendola di persona, è mancanza di rispetto e di educazione o una chiara manifestazione di orgoglio per poter dire: «Sai, ci diamo del tu con il filosofo tal dei tali, con l'architetto XY, con il direttore...», e da lui sentirsi orgogliosamente riconosciuti e magari, proporzioni fatte, anche stimati? Non è così anche per i bambini e ragazzi che danno del tu a tutti e si sentono orgogliosi di farlo perché hanno dato del tu a persone più grandi di loro? L'uso del tu (forma di saluto amichevole - Lessico universale Treccani, ndr), secondo me è un meraviglioso modo di avvicinarsi alle persone per allacciare rapporti di stima, rispetto e amicizia. Mi meraviglia, inoltre, sentire, specie da persone di grande cultura, rispondere ad un saluto quale ad esempio: «Buon giorno» con un «Buon giorno a lei». Sembra che non si gradisca il saluto e che lo si voglia rispedirlo al mittente. Non è forse meglio, rispondere: «Buon giorno anche a lei»?

Leonardo Petrin

Caro lettore,
non credo esista una regola certa. Dipende molto dai tempi, dai luoghi e dalle persone. Dante nella Divina Commedia, per esempio, si rivolgeva con il tu a personaggi anche molto autorevoli e con il voi a Beatrice. In Veneto, e in particolare a Venezia, il tu è utilizzato con molta più frequenza e naturalezza di quanto accada per esempio in altre regioni come la Lombardia o il Piemonte. Come sempre credo che vada usato il buon senso insieme alla giusta dose di rispetto per la sensibilità degli altri. Personalmente non vedo nulla di strano se una persona che conosco e vedo con una certa frequenza si rivolge a me con il tu. Anzi mi sembra un atteggiamento del tutto naturale. Ma non mi formalizzo se qualcuno con cui ho minore familiarità mi scrive o si rivolge me usando il tu. Personalmente non sono abituato a farlo, ma se qualcuno trova naturale usare questa forma di comunicazione, non è certo un problema. Lo considero un modo di esprimere amicizia e vicinanza, magari anche stima. Però ritengo che, come in molte altre situazioni, occorra tener presente non solo il proprio punto di vista, ma anche quello degli altri. Se una persona, per qualsiasi motivo (l'età, il ruolo, la cultura personale o altro), dimostra di non gradire l'uso del tu, giusto o sbagliato che sia, ritengo sia doveroso tenerne conto e comportarsi di conseguenza. Non imporre il proprio punto di vista o modo di essere, ma adeguarsi a quello dell'altra persona. Il rispetto nei confronti degli altri è la cosa più importante. Il tu o il lei vengono di conseguenza. Ultimo aggiornamento: 18:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA