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Cambiare idea e casacca politica è legittimo a patto di riconoscere di aver sbagliato

Giovedì 4 Agosto 2022
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Egregio direttore, doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, tuonava contro i politici di professione, era una dei più duri e puri grillini antisistema. Ora il ministro Luigi Di Maio si allea con l'ex democristiano Bruno Tabacci. Davvero una parabola incredibile senza alcuna coerenza politica. Agli elettori spetta il verdetto se premiare questa metamorfosi o se bocciarla.

Gabriele Salini

Caro lettore, mi è capitato di leggere nei giorni scorsi questa battuta fulminante: Quando Dio distribuiva la coerenza, io stavo ordinando un decaffeinato senza zucchero con un bombolone alla crema. Viene da pensare che, forse, in quel momento, insieme all'anonimo autore di questo aforisma, ci fosse anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ex esponente di punta di M5S e neo leader di Impegno civico. Ma va anche riconosciuto che l'ex leader pentastellato è, da questo punto di vista, in buona e numerosa compagnia. Il percorso di numerosi uomini politici è ed è stato assai poco rettilineo. In tanti si sono ritrovati dopo anni compagni di strada di coloro che avevano a lungo combattuto come avversari. Altri sono stati costretti ad abiurare a principi e manifesti a cui avevano creduto (quasi) ciecamente e altri ancora hanno dovuto riconvertirsi riconoscendo l'inconsistenza o la labilità del credo a cui avevano dedicato anni di impegno. Non bisogna sorprendersi o scandalizzarsi: la politica è cambiamento. Indirizza e accompagna la società nelle sua evoluzione ma ne è essa stessa condizionata e trasformata. E' una legge quasi naturale a cui pochi sono sfuggiti. Ciò che nella parabola di Di Maio colpisce non è però la mancanza di coerenza, ma piuttosto la disinvoltura e la rapidità con cui il ministro degli Esteri è riuscito a passare in pochissimo dai vaffa del comico Beppe Grillo ai felpati dialoghi dell'eterno dc Bruno Tabacci, dai gillet gialli ai caschi blu, dal Parlamento da aprire come una scatola di sardine all'agenda Draghi. Sia chiaro: cambiare idea è talvolta prova di intelligenza e di coraggio. Non è necessariamente sinonimo di scarsi e flebili principi, piuttosto di una raggiunta maturità. Ma se si vuole rappresentare i cittadini e il proprio Paese sarebbe necessario riconoscere chiaramente e pubblicamente i propri errori, spiegarne l'origine, fare autocritica senza infingimenti, dando atto agli altri che avevano ragione. Magari anche accettando di scendere momentaneamente dalla giostra della politica, fermarsi un giro per rimettersi poi in gioco più avanti. Perché in politica forse la coerenza non è un valore assoluto. Ma lo sono la credibilità e il rispetto dei cittadini (e della loro intelligenza).

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