All'Italia serve una vera politica per la crescita non mance elettorali e assistenzialismo

Mercoledì 9 Ottobre 2019
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Caro Direttore
ogni anno di questi tempi assistiamo al consueto balletto di cifre relative alla legge finanziaria. Ed ogni anno l'Esecutivo di turno cerca di mettere in campo politiche distributive finalizzate a sostenere ad un tempo la crescita ed il reddito dei cittadini più deboli. La difficoltà delle politiche di sostegno derivano dallo scandaloso fenomeno dell'evasione fiscale. Finchè lo Stato non sarà in grado di riscontrare oggettivamente chi ha di più e chi di meno, qualunque intervento rischia o di aumentare il prelievo a chi già paga tutto, come i lavoratori dipendenti, o di elargire risorse a chi non ne ha bisogno, perché evade o lavora in nero. Reddito di cittadinanza docet. Ma un serio contrasto dell'evasione ha costi politico-elettorali che nessun partito vuole pagare.

Ivana Gobbo
Abano terme (Pd)


Cara lettrice, 
un importante esponente di Confindustria ha detto che, almeno per ciò che riguarda la politica economica, tra questo governo e il precedente non c'è alcuna discontinuità. Affermazione forse un po' provocatoria. Ma, al netto delle differenze di linguaggio e di toni, penso che nella sostanza abbia ragione. Anzi: a una politica sostanzialmente assistenzialista e nulla o poco riformatrice, l'esecutivo Conte sembra intenzionato ad aggiungere qualche spruzzata di ideologia e di statalismo di cui proprio non si sentiva la necessità. Prendiamo un esempio. Una parte della maggioranza insiste nella necessità di rimodulare (che nel gergo politico è sinonimo di aumentare) i ticket sanitari. In che modo? «Facendo pagare a chi ha di più», si dice con una certa enfasi. E chi sarebbero costoro? Le famiglie che hanno redditi tra i 36 mila e i 100mila euro (lordi) annui. Ossia colpendo ancora una volta il ceto medio. Con effetti abbastanza relativi sul piano degli introiti per lo Stato (si tratta di meno del 20% degli italiani), ma penalizzando ulteriormente la fascia di contribuenti che oggi già sopporta il maggior carico fiscale. Perchè, anche se forse il ministro della Sanità Speranza lo ignora, oggi in Italia ben oltre il 50% dell'Irpef è sulle spalle di questi contribuenti. E' il caso di stangarli ulteriormente? E' davvero questo che serve al Paese? La sensazione (ma forse sarebbe il caso di dire la certezza) è che troppo spesso la politica prescinda dai numeri e dalla loro conoscenza e si muova solo per slogan o annunci acchiappa-consensi. L'Italia in realtà ha un'enorme problema: non cresce da troppi anni (o la fa in modo del tutto marginale e insufficiente) e consuma troppo poco. Se non si cresce, del resto, non si accumula ricchezza e c'è sempre meno da distribuire ai cittadini, i quali inevitabilmente restringono le loro spese. E' un pericoloso circolo vizioso. Da cui certamente non si esce con le mance elettorali ai corpi elettorali numericamente più forti nè con i bonus di 80 euro o di cittadinanza. Sono i fatti a dimostrarlo. Cosa dovrebbe fare un governo di fronte a queste situazione? Certamente come suggerisce lei intensificare la lotta all'evasione. Ma soprattutto concentrare il massimo di risorse a una politica per la crescita. Destinare molto di ciò che ha per rendere più competitive le imprese e per pagare meglio i lavoratori. E non disperdendo invece le risorse in mille rivoli assistenziali. Naturalmente per far questo serve coraggio e lungimiranza. E serve anche metter mano a misure sbagliate, usate non per far crescere il Paese ma il proprio consenso elettorale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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