Scuole chiuse non per scelta politica delle regioni ma per assenza di una strategia. Sostituita da gaffe e proclami

Giovedì 14 Gennaio 2021
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Caro direttore, ho letto con stupore l'articolo di fondo di Alessandro Campi sulle scuole chiuse. Che la ministra Azzolina abbia le sue responsabilità sulla situazione attuale della scuola, mi sembra che tante regioni hanno deciso di tenerle chiuse, guarda caso tutte a gestione centrodestra o quasi, mentre Campi non ha degnato di nominare Toscana, Valle d'Aosta e Abruzzo che invece hanno riaperto le scuole. Un vero peccato che l'articolo sia un po' fazioso e questo non fa onore al Gazzettino che da 135 anni racconta liberamente (senza colore) la vita quotidiana del Triveneto e della nostra bella Italia. 
Gianni Basso


Caro lettore, 
rispetto ovviamente il suo punto di vista, ma mi permetta di osservare che credo sia sbagliato cercare di piegare alle logiche di parte o di partito la crisi pandemica che stiamo affrontando e le risposte che ad essa vengono date. Per ciò che riguarda la scuola superiore alcune regioni, sia di centro-sinistra come la Toscana sia di centro-destra come l'Abruzzo, hanno deciso di riaprire subito. Ma ben 17, e tra queste ce sono di centro-sinistra come l'Emilia o di centro-destra come il Veneto, hanno invece ritenuto di non aderire all'indicazione del governo di aprire l'11 gennaio e di posticipare. Non l'hanno fatto per spirito di parte o di contrapposizione, ma perchè, aldilà dell'appartenenza politica, hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni dal punto di vista sanitario per farlo. Sul piano del consenso sarebbe stato probabilmente meglio per loro fare una scelta diversa: si sarebbero evitate proteste e critiche di studenti e genitori. Ma la realtà, ancora una volta, ha prevalso sui proclami. Alessandro Campi, che quanto a indipendenza di giudizio non ha certo bisogno di me come avvocato difensore, ha cercato di fotografare questa situazione. Rilevando come sia una conseguenza non solo della crisi pandemica, ma anche delle inadeguatezze e degli errori della ministra Azzolina. Perchè non basta enunciare una data, occorre creare le condizioni affinchè in quella data accada ciò che si è stabilito. E questo non è avvenuto. La ministra è passata dall'esaltare la didattica a distanza al demonizzarla. Ha sprecato tempo e risorse nell'inseguire chimere come i banchi con le rotelle. Ha preso impegni che è stata poi costretta, talvolta dai suoi stessi colleghi di governo, a rimangiarsi. Per l'importanza che riveste non solo per i ragazzi ma per il futuro di noi tutti, la gestione della scuola e delle sue criticità avrebbe avuto bisogno di una strategia che è invece mancata. Sostituita da sterili annunci, sortite paternalistiche, gaffe. Il risultato è ciò che abbiamo sotto gli occhi: un sistema scolastico confuso, senza una regia, in costante affanno. E a pagare il costo più alto di tutto questo sono gli studenti. Cioè il nostro futuro. 
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