Le responsabilità della Cina sulla diffusione del virus sono evidenti e gravissime. E non possono essere ignorate

Sabato 10 Ottobre 2020
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Egregio Direttore, 
purtroppo la curva dei contagi nel nostro paese, aumenta di giorno in giorno, pur con tutti i sacrifici fatti, tuttavia da noi però aumenta molto meno che in altri paesi. Tanto per non dimenticare le critiche che a suo tempo i nostri alleati europei ci hanno riservato, registriamo che in Francia, ma anche in altri paesi, sono messi molto peggio, con spesso il quadruplo dei contagiati rispetto all'Italia, anche se per questa situazione non ne siamo certo felici. In ogni modo in Europa per questa pandemia non è L'Italia l'untore, ma i virus sono quasi sempre partiti dalla Cina e portati in giro per il mondo dai loro cittadini. Gradirei inoltre ricordare, soprattutto a coloro che per non sembrare dei razzisti, andavano in giro ad abbracciare per strada i cinesi residenti nel nostro paese, ma anche quelli appena tornati dalla Cina, che alla fine della giostra, è pur sempre di quel paese la responsabilità di questo virus. Proprio quella Cina che economicamente sta conquistando tutti i paesi e a cui, per mera convenienza, tutti si prostrano ai suoi piedi. Quindi: adesso come la mettiamo?


Ugo Doci
Mestre


Caro lettore,
lasciamo pure perdere il tema dell'origine del virus, se sia cioè naturale o sia invece il prodotto di qualche laboratorio cinese. Sulla natura artificiale del Covid finora non esistono evidenze e prove certe e, dunque, non possiamo che prenderne atto. Ma questo non cancella le grandi responsabilità che la Cina ha nella diffusione del coronavirus nel mondo. Mettiamo in fila alcuni fatti. La presenza del virus a Wuhan è stata mappata ufficialmente la prima volta il 27 dicembre 2019 ( qualcuno sostiene che potrebbe essere stato scoperto però almeno due mesi prima) da un centro privato cinese, il Visual Medicals, e successivamente da altri centri pubblici e privati. Eppure nessuna informazione venne data alle autorità sanitarie internazionali. Anzi, nei primi giorni del 2000, un celebre virologo cinese, Zhang Yongshen, diffuse alcune dichiarazioni tranquillizzanti che negavano la trasmissione del virus da uomo a uomo. In linea con ciò che sosteneva la linea scelta dal Partito unico cinese. Fino a che la situazione a Whuan non si è rivelata in tutta la sua straordinaria gravità, la Cina ha fornito poche informazioni agli altri Paesi sulla carica pandemica del virus e non ha impedito neppure ai suoi cittadini di viaggiare per il mondo intero. Basterebbero questi elementi per far capire quanto gravi ed evidenti siano le responsabilità della Cina e del Partito comunista cinese nella crisi sanitaria ed economica che ha stravolto il mondo. Lei si chiede: adesso come la mettiamo? Non lo so. Oggi siamo impegnati a combattere e a contrastare il virus. Ma dovrà esserci un momento in cui anche in Europa si apra una riflessione profonda sulla Cina e sul rapporto che dobbiamo avere e costruire con questo inquietante potenza economica , sostenuta da un regime totalitario refrattario ad accettare regole e diritti. 

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